18 aprile 2014

Il Passante Alta Velocità di Firenze



I video di alcuni interventi al nostro convegno 

Il Passante Alta Velocità di Firenze

Da un progetto insostenibile ad un modello innovativo 

22 marzo 2014 - Sala ex Leopoldine -  Firenze


Criticità, impatti e anomalie del progetto di Passante AV
L'intervento di MASSIMO PERINI (ingegnere geotecnico)


Vantaggi, innovazione urbanistica e riutilizzo: il passaggio in superficie, Firenze Novella e l'uso metropolitano della ferrovia.
Parte I di Vincenzo Abruzzo (ingegnere ferroviario)


Parte II e III DI ROBERTO BUDINI GATTAI (architetto) e  GIORGIO PIZZIOLO (urbanista, Università di Firenze)


Un dovere improrogabile: ripensare l’attraversamento dell’Alta Velocità a Firenze
di TERESA CRESPELLANI (ingegnere, Università di Firenze)


14 aprile 2014

petizione abbandono progetto sottoattraversamento FI


FIRMA LA NOSTRA PETIZIONE SU CHANGE.ORG


Eccone il testo:

Questa petizione sarà consegnata a:
Presidente del Consiglio dei Ministri
Ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture
Presidente Regione Toscana
Presidente Provincia Firenze
Sindaco di Firenze

Che si abbandoni l'inutile progetto del "Sottoattraversamento TAV di Firenze" per destinare quelle risorse al potenziamento della rete ferroviaria regionale e interregionale.

A Firenze c'è un progetto delle Ferrovie dello Stato per costruire sotto il centro della città un doppio tunnel di 7 km ed una stazione sotterranea dedicati unicamente all'Alta Velocità.
È una infrastruttura totalmente inutile per il sistema dei trasporti.
Il progetto, già appaltato dalle Ferrovie dello Stato a Nodavia (società, con Coopsette capofila, vincitrice dell'appalto), si presenta di problematica realizzazione sia per le pessime condizioni economiche dell'appaltatore, sia per le molteplici criticità irrisolte. Ricordiamo anche il pesante intervento della magistratura che ha rilevato gravi reati quali corruzione, associazione a delinquere, infiltrazioni di camorra, smaltimento abusivo di rifiuti, pessima qualità dei materiali utilizzati che avrebbero compromesso la sicurezza dei cittadini e delle stesse ferrovie (oltre 30 gli indagati tra i quali presidente Italferr, AD di Coopsette, dirigenti ministeriali).
Come cittadini contrari a questo progetto, lanciamo questa petizione perché l'opera è:
  • inutile: i treni “Alta Velocità” già passano da Firenze in superficie dal 14 dicembre 2009 senza alcun problema;
  • dannosa: rischi ambientali altissimi sia per il patrimonio abitativo che per quello monumentale, per il quale Firenze è conosciuta in tutto il mondo. Infatti ad ottobre 2013, il monitoraggio dell'ARPAT ha rilevato che la falda acquifera nella zona di Campo Marte si è già alzata di circa 1,5 mt. con oggettivi pericoli alle fondamenta degli edifici sia a monte che a valle;
  • costosa: circa 2 miliardi di €, che, per le esperienze italiane di grandi opere, sono destinati ad aumentare.
Stante questa situazione, chiediamo alla politica nazionale e locale di annullare l'inutile progetto del "Sottoattraversamento TAV di Firenze" e destinare le risorse al potenziamento della rete ferroviaria regionale e interregionale per un migliore servizio sia per i pendolari, che rappresentano la stragrande maggioranza degli utenti dei treni, sia per coloro che si spostano su piccole tratte.
Una risorsa siffatta consentirebbe la realizzazione a Firenze di un servizio metropolitano di superficie che favorirebbe i cittadini diminuendo il traffico automobilistico e quindi l'inquinamento che raggiunge spesso livelli altissimi.  

12 aprile 2014

Il neoambientalismo italiano

articolo che ci riguarda


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Il neoambientalismo italiano

Alberto Asor Rosa, il manifesto, 27.3.2014

Vor­rei fare un discorso gene­rale. Ma par­tendo da un caso par­ti­co­lare. Sabato scorso, 22 marzo, mi è capi­tato di pre­sie­dere a Firenze un con­ve­gno (ilmani­fe­sto, dome­nica) orga­niz­zato dal Comi­tato NoTun­nel, Ita­lia Nostra e la Rete dei Comi­tati per la difesa del ter­ri­to­rio, che dirigo da qual­che anno, in merito al pro­get­tato sotto-attraversamento fer­ro­via­rio di Firenze per con­sen­tirvi il pas­sag­gio dell’Alta Velo­cità, che attual­mente sbarca alla sta­zione di Santa Maria Novella.
Le rela­zioni e il dibat­tito hanno por­tato alle con­clu­sioni, che io a que­sto punto con­si­dero scien­ti­fi­cis­sime e incon­tro­ver­ti­bili, che 1) sca­vare un gigan­te­sco tun­nel sotto quella città, quella città!, e costruirvi una grande sta­zione fer­ro­via­ria, è opera deva­stante, rischiosa, enor­me­mente anti­e­co­no­mica, e per giunta super­flua, per­ché 2) è pos­si­bi­lis­simo un pas­sag­gio alter­na­tivo di alta velo­cità in super­fi­cie, enor­me­mente meno inva­sivo e asso­lu­ta­mente più economico.
Que­ste posi­zioni, natu­ral­mente, sono soste­nute e dibat­tute da anni soprat­tutto ad opera e per merito del Comi­tato NoTun­nel. Ma ripeto: il con­ve­gno del 22 ha solo dato loro una visi­bi­lità finora non rag­giunta. Due domande: 1) Com’è pos­si­bile che le forze eco­no­mi­che e isti­tu­zio­nali che ne sono state respon­sa­bili e soste­ni­trici, — il governo, Tre­ni­ta­lia, il comune di Firenze, la regione Toscana, — non si deci­dono a rimet­tere in discus­sione la cosa, anche quando i dati pre­ce­den­te­mente elen­cati sono ormai di un’evidenza solare e per giunta i lavori intra­presi sono stati già inter­rotti da una meri­to­ria ini­zia­tiva della magi­stra­tura?; 2) Come mai il ceto poli­tico e civile fio­ren­tino, toscano, ita­liano e, euro­peo e mon­diale non si è ancora sol­le­vato con­tro un’opera la cui bestia­lità offende pas­sato e futuro di una delle culle più signi­fi­ca­tive della civiltà occidentale?
Evi­den­te­mente c’è un vuoto di coscienza poli­tica e civile, che va cor­retto alla svelta. Il com­pito delle forze ambien­ta­li­ste da que­sto momento in poi è riem­pire quel vuoto, met­tere il mondo intero di fronte al disa­stro che si sta compiendo.
Discorso gene­rale. La Rete dei Comi­tati per la difesa del ter­ri­to­rio tiene a Firenze sabato pros­simo, 29 marzo (Affra­tel­la­mento, Via G.P. Orsini, ore 10), il pro­prio con­gresso (dibat­tito gene­rale, rin­novo delle cari­che sociale). La Rete vive da qual­che anno come pro­getto di uni­fi­ca­zione e orien­ta­mento dei comi­tati di base, soprat­tutto in Toscana, ma con rap­porti in Ligu­ria, Emi­lia, Mar­che e ora anche Roma.
La pro­spet­tiva della Rete è quella che ho defi­nito neoam­bien­ta­li­smo ita­liano, e con­si­ste fon­da­men­tal­mente di tre punti: 1) La Rete nasce dal basso e vi resta sal­da­mente anco­rata: i comi­tati ne sono gli irri­nun­cia­bili sog­getti; 2) La Rete serve a uni­fi­care le ini­zia­tive dei sin­goli comi­tati in una visione stra­te­gica comune, che aumenta anche il poten­ziale di cia­scuno di loro; 3) Impor­tan­tis­simo: la Rete fonde le spinte di cit­ta­di­nanza pro­ve­nienti dalla base e le diverse, neces­sa­rie con­tri­bu­zioni intel­let­tuali e tecnico-scientifiche nei mede­simi orga­ni­smi di dire­zione. Dei sin­goli comi­tati e della Rete mede­sima: gli intel­let­tuali smet­tono il loro tra­di­zio­nale, un po’ comodo lavoro di con­su­lenza sepa­rato, e diven­tano pro­ta­go­ni­sti del movi­mento, accanto a cit­ta­dini di ogni con­di­zione e pro­fes­sione (rinun­ciare a que­sto ora sarebbe gravissimo).
Non c’è qui né lo spa­zio né il tempo per trac­ciare un bilan­cio. Osser­ve­rei sol­tanto che nel frat­tempo il clima nei con­fronti del pro­blema ambien­tale almeno in Toscana è cam­biato, se è vero che a opera della Regione sono in gesta­zione avan­zata due impor­tanti ini­zia­tive legi­sla­tive, la nuova legge urba­ni­stica e il piano pae­sag­gi­stico, la cui ado­zione, auspi­ca­bil­mente entro i pros­simi mesi, potrebbe for­nire modelli di com­por­ta­mento per tutte le altre regioni ita­liane. Tut­ta­via altri pro­blemi immensi pen­dono. Per citare solo alcuni degli esempi più cla­mo­rosi: la deva­sta­zione, anzi la vera e pro­pria distru­zione di un gio­iello della natura come le Alpi Apuane; lo sfrut­ta­mento spe­cu­la­tivo della geo­ter­mia sull’Amiata; l’incompiuta difesa e il neces­sa­rio recu­pero di un luogo deva­stato come la Piana di Firenze.
Nasce da que­sto par­zia­lis­simo elenco un discorso anche di carat­tere più gene­rale. Anche in que­sto caso assai recen­te­mente, per farmi meglio capire, ho por­tato a un’altra assem­blea della Rete il reso­conto ste­no­gra­fico della seduta di mar­tedì 25 feb­braio 2014 della Camera dei Depu­tati, con­te­nente la discus­sione sulle dichia­ra­zioni del governo da parte di ben undici gruppi par­la­men­tari, la replica del can­di­dato Pre­si­dente del Con­si­glio, Mat­teo Renzi, signi­fi­ca­ti­va­mente ex sin­daco di Firenze, le suc­ces­sive dichia­ra­zioni di voto dei rap­pre­sen­tanti dei gruppi: insomma, cin­quan­ta­quat­tro inter­venti per com­ples­sive 86 pagine. Ebbene, in que­sta mole pres­so­ché ster­mi­nata di pro­fes­sioni di fede e nella rispo­sta del can­di­dato Pre­si­dente del Con­si­glio, la parola «ambiente» non viene mai, mai!, nomi­nata. Il pro­blema, cioè, per i nostri rap­pre­sen­tanti, di ogni colore e natura, evi­den­te­mente non esi­ste. Gli effetti si vedono sul nostro ter­ri­to­rio, sul nostro pae­sag­gio, sulle nostre città. Con­sumo di suolo e sfrut­ta­mento eco­no­mico indi­scri­mi­nato e deva­stante dei nostri più pre­ziosi beni cul­tu­rali restano le parole d’ordine, cui le nostre classi diri­genti anco­rano le loro fortune.
Se le cose stanno così, allora non ci si può accon­ten­tare di ciò che bene o male siamo finora riu­sciti a fare, La Rete o, ancora meglio, una Rete di Reti, deb­bono diven­tare un modello di com­por­ta­mento sem­pre più gene­ra­liz­zato. Cioè: non dob­biamo limi­tarci a difen­dere sin­goli punti dell’ambiente. Dob­biamo fare poli­tica, poli­tica nel senso più pro­prio del ter­mine, — tutto ciò che riguarda la polis, vale a dire noi e i nostri figli, sia pure nel nostro ambito: ambiente, pae­sag­gio, ter­ri­to­rio, salute pub­blica. Per­ché ambiente, pae­sag­gio, ter­ri­to­rio, salute pub­blica, non sono più que­stioni par­ti­co­lari e par­ziali: sono la nostra vita e ancor più il nostro modo di viverla. Gli spazi sono immensi, le forze mode­ste. Ma come dimo­stra l’esempio del sot­toat­tra­ver­sa­mento fer­ro­via­rio di Firenze, ancora tutto aperto, non c’è bat­ta­glia che sia per­duta in partenza

30 marzo 2014

PRESIDIO


I comitati viareggini hanno promosso questo presidio il 2/4 cui invitiamo a partecipare:

Mercoledì 2 aprile 2014
dalle ore 12 alle ore 17
a Firenze in piazza Adua di fronte al Centro congressi (vicino alla stazione di SMN)
PRESIDIO
promosso dall'Associazione dei familiari delle Vittime della strage ferroviaria di Viareggio del 29/06/09 e dall'Assemblea 29 giugno. 
Dal 1° al 4 aprile si tiene il congresso nazionale della Filt-Cgil. Il 2 aprile alle ore 14.00 dibattito con l'Ad delle ferrovie Moretti, il ministro Lupi ed il presidente della Regione Rossi.
La Filt anziché invitare i familiari delle Vittime, si sottomette a Moretti rinviato a giudizio per la strage di Viareggio con pesantissime accuse.
Giustizia, verità, sicurezza e dimissioni di Moretti subito!
Assemblea 29 giugno

28 marzo 2014

SEMINARIO NAZIONALE RIUTILIZZIAMO L'ITALIA

Segnaliamo


SEMINARIO NAZIONALE RIUTILIZZIAMO L'ITALIA

Firenze, 2 Aprile 2014
ore 9.30-19.15
via Micheli, 2 - Aula 7M


Ore 9.30 – apertura dei lavori
saluti di Saverio Mecca, Direttore DIDA
Camilla Perrone, Coordinatrice del Dottorato DiDA, programma curriculare in Progettazione Urbanistica e Territoriale

sessioni mattutine: introduce e coordina Alberto Ziparo, DiDA
Ore 9.45 – prima sessione
Presentazione della Ricerca “Riutilizziamo l’Italia”. Il Report del primo anno e le nuove elaborazioni
  • Il Report del primo anno e lo stato della ricerca – Stefano Lenzi, WWF Italia
  • Riuso e partecipazione: i laboratori territoriali – Chiara Pirovano, WWF Italia
  • Riutilizzo del territorio e pianificazione del paesaggio – Manlio Marchetta, Tiffany Geti, gruppo di lavoro “Riutilizziamo l’Italia” - UniFI
  • La situazione internazionale. Il caso tedesco: dalla strategia nazionale ai progetti di ricerca, il programma REFINA – Costanza Pratesi, FAI
  • I temi emergenti nella ricerca e l’innovazione in urbanistica – Alberto Ziparo, DiDA

ore 12.00 – seconda sessione
Riflessioni sui temi di rilevanza disciplinare nella ricerca Riutilizziamo l’Italia – Gruppo del Dottorato DIDA,
curriculum di Progettazione Urbanistica e Territoriale
Contributo integrato di Luca Di Figlia, Mariano Gesualdi, Manuel Marin, Stefano Reyes, Maddalena Rossi, Andrea Saladini

ore 13.30 – break

sessioni pomeridiane: coordina Manlio Marchetta, DiDA

ore 14.30 – terza sessione
Le ricerche applicative in corso
  • Le politiche di contenimento del consumo di suolo e riutilizzo del patrimonio edilizio vuoto – Andrea Alcalini, gruppo di lavoro “Riutilizziamo l’Italia” - UniFI
  • La rinascita ecologica e paesaggistica degli spazi aperti nella Piana Fiorentina – Carlo Scoccianti, WWF Toscana
  • Riuso e centralità urbana: il caso di Firenze ovest – Roberto Budini Gattai, gruppo di lavoro “Riutilizziamo l’Italia”, UNIFI
  • Il recupero urbano nelle aree di interfaccia con la città nel nuovo piano portuale di Livorno – AntonLuca Di Paola, gruppo di lavoro “Riutilizziamo l’Italia” - UniFI
  • Il riutilizzo del patrimonio e il recupero del paesaggio pugliese – Francesca Calace, Politecnico di Bari
  • I Monti Pisani verso il parco regionale – Sandro Giuntoli, gruppo di lavoro “Riutilizziamo l’Italia” - UniFI
  • Il riciclo nel caso di alcuni contenitori inutilizzati nell’aquilano – Enrico Ciccozzi, Università dell’Aquila

ore 18,00 – quarta sessione
dibattito e proposte

ore 19,15 – conclusione dei lavori

24 marzo 2014

Convegno 22 MARZO 2014. Dall'intervento di Mariarita Signorini, Italia Nostra


È necessario arrestare il sottoattraversamento fiorentino di TAV
Il progetto TAV nella città Patrimonio dell’Unesco, continua a presentare le insormontabili criticità, già evidenziate anche nel mio intervento al congresso dei soci di Italia Nostra del novembre 2011 e ribadito in altri convegni organizzati negli anni seguenti dal comitato NO TUNNEL TAV:
  • è economicamente illogica;
  • contiene ripercussioni ambientali molto elevate (necessità di realizzare una discarica – attual­mente NON prevista – in cui conferire il rifiuto speciale ottenuto dalla trasformazione del terreno scavato dalla fresa durante la realizzazione delle gallerie);
  • Il progetto è lacunoso: contiene criticità che incidono sulla salvaguardia dell’incolumità pubblica e privata,
  • il danneggiamento atteso degli edifici è stato sottostimato perché è stato calcolato con un va­lore del volume perso nettamente inferiore a quello consigliato dalla comunità scientifica operante nel settore;
  • il danneggiamento atteso degli edifici è stato sottostimato perché non è stato considerato il cosiddetto “effetto deriva” che insorge durante lo scavo delle gallerie nei tratti in curva;
  • il problema dell’interferenza dell’opera con la falda è stato sottovalutato (rischio idrogeolo­gico in corrispondenza dell’imbocco Nord, dell’imbocco Sud e della Stazione AV);
  • il progetto strutturale della stazione AV non rispetta le Norme tecniche Costruzioni del 2008 (dopo il terremoto dell’Aquila) essendo stata calcolata l’azione sismica in maniera errata; quindi non è stato adeguatamente ridotto il ri­schio sismico di un’opera di notevole importanza strategica;
  • il danneggiamento atteso degli edifici è stato sottostimato perché non è stato preso in consi­derazione il fenomeno indotto dallo scavo delle due gallerie con una sola fresa;
  • la Fortezza da Basso Capolavoro dell’architettura militare del Rinascimento, progettata da Antonio da Sangallo il Giovane e realizzata tra il1534 ed il 1537, sarà esposta a un rischio nettamente maggiore di quello previsto dal Genio Civile e vidimato dall’OA (in corrispondenza di questo monumento d’importanza nazio­nale si sommano gli effetti derivanti dall’uso di un inadeguato valore del volume perso, dalla mancata considerazione dell’“effetto deriva” e dallo scavo della seconda galleria - quella che passa sotto i bastioni - in maniera nettamente differita rispetto alla prima).
In un Paese dove i Beni culturali e archeologici dovrebbero essere il motore dello sviluppo si assiste inermi alIa distruzione degli stessi Beni per favorire grandi opere insensate, voragini di soldi pubblici e principali fonti di corruzione.
l sottoattraversamento Tav di Firenze con la nuova stazione Foster farà la fine della Metro C di Roma?
La Metro C, nelle mani di Caltagirone, Astaldi e lega cooperative prosegue.
Invece di fermarla a San Giovanni o deviarla in zone sostenibili come Circo Massimo o a Piramide (nel quartiere Ostiense), dove incrocerebbe comunque la linea della metro B, è stata mandata avanti con pervicacia, per incrociarla al Colosseo, cuore di Roma, il centro archeologico che tutto il mondo ci invidia. La stazione sarà costruita a cielo aperto con un cantiere lungo da 180 a 230 m, largo più di 40 m e profondo 35. Durerà oltre dieci anni, in un luogo tanto delicato e sublime,
con macchinari, gru, carroponti giganteschi (vedi il cantiere di San Giovanni). Lo spettacolo è già da ora insostenibile e danneggia in modo irreparabile l’immagine di Roma. Il cantiere di dimensioni intollerabili troneggia già davanti al Colosseo accanto ai Fori imperiali e sotto i templi, con paratie di cemento e illuminazione da stadio.
La metro C partita con Rutelli e Veltroni è continuata con Alemanno e sembra proseguire ora col Sindaco Marino, dopo mesi di polemiche e trattative sui fondi che,a suo dire, sarebbero finiti! Ed è l’ennesimo scandalo di un’opera, concepita con la legge obbiettivo, dai costi più che raddoppiati rispetto ad altre metro, nonostante metà percorso sia in superficie, avendo utilizzato la preesistente ferrovia. Con ritardi accumulati di più di due anni,
E senza che il progetto sia stato sottoposto a necessaria VIA, che sarebbe d’obbligo dato che c’è stato un cambio di tracciato proprio nel tratto San Giovanni – Colosseo, proprio come a Firenze non è stata sottoposta a VIA la nuova Stazione Foster per TAV.
In un paese civile tutto questo non succederebbe: si trovi il coraggio ora di fermare scempi simili.

23 marzo 2014

Convegno 22 MARZO 2014. Intervento di Teresa Crespellani



Dopo l'ottima riuscita del convegno tenutosi il 22 marzo, pubblichiamo molto volentieri il testo dell'intervento dell'ingegner Teresa Crespellani che riteniamo riassuma benissimo lo spirito di quella iniziativa.

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Convegno 22 MARZO 2014 – Firenze
Un dovere improrogabile: ripensare l’attraversamento dell’Alta Velocità a Firenze
Teresa Crespellani

Avendo insegnato per molti anni Ingegneria Geotecnica Sismica all’Università di Firenze, ho potuto seguire in prima persona progetti e vicissitudini del sottoattraversamento dell’AV a Firenze. In questa veste potrei intrattenervi anch’io a lungo, come hanno fatto gli altri colleghi, sulla “insostenibilità geotecnica” dei due tunnel, aggiungendo al già ricco catalogo dei rischi (inquinamento delle falde, effetti “barriera”, dissesti degli edifici, danni occulti, ecc.) altre voci riguardanti, ad esempio, i vizi “progettuali”, quali indagini insufficienti, prove geotecniche non idonee, mal eseguite, non conformi alle normative, modellazioni ingannevoli con modelli discutibili, dati di ingresso non affidabili (in qualche caso persino inventati), uso di parametri di calcolo non cautelativi, ecc., tutte cose che hanno pesanti ripercussioni sulle possibilità predittive del progetto e quindi sulle previsioni dei costi e dei tempi di realizzazione.
Ma, nell’attuale circostanza, credo che sia scarsamente produttivo continuare ad arricchire la lista delle criticità tecniche del sottoattraversamento. Oggi che tutto ciò che avevamo previsto si è verificato, portando discredito alla nostra città e al nostro paese, ma, per fortuna, ancora a scavi dei due tunnel non iniziati, sono convinta che, come tecnici, non possiamo continuare ad essere “voci che gridano nel deserto”. Dobbiamo seguire un’altra strada, perché il nodo da sciogliere non è tanto tecnico quanto politico.
Come si sa, nella realizzazione di opere importanti, le questioni tecniche e non tecniche si intrecciano in modo inestricabile, sia nel bene che nel male. Alla luce degli ultimi accadimenti, con un cantiere fermo da un anno, con 31 autorevoli funzionari delle Ferrovie italiane, dello Stato e delle imprese indagati dalla magistratura con accuse pesantissime, è del tutto evidente che l’AV di Firenze non è stata funestata dalla cattiva sorte e da un destino avverso ma da un miscuglio di fattori tecnici e non tecnici, e cioè da una clamorosa mancanza di lungimiranza politica, da imperizia tecnica, dall’ignoranza del principio di precauzione, ma soprattutto da quel “grumo di misfatti” (come direbbe Barbara Spinelli), di vizi di sistema che nelle opere in sotterraneo, cioè nelle ombre del sottosuolo, arrivano a sommo grado e che si chiamano illegalità, corruzione, complicità. Credo che non occorra certo essere degli estremisti per ravvisare nelle vicende dell’AV a Firenze una delle manifestazioni più eclatanti e tangibili del declino del nostro paese.
E allora ritengo che, come tecnici, dobbiamo domandarci, insieme agli altri cittadini, come si può oggi concretamente ripensare l’attraversamento dell’AV a Firenze in modo da escludere gli scavi in sotterraneo e recuperare il nostro sottosuolo, e anche, aggiungerei, la dignità perduta. Come è stato ampiamente dimostrato dagli urbanisti nel corso di questo incontro il sottoattraversamento non è una condanna obbligata. Non è un destino irreversibile. Altre alternative sono possibili e la soluzione di superficie non è soltanto una soluzione tecnicamente realizzabile, che rientra oltretutto nella normalità delle opere che le Ferrovie eseguono abitualmente, ma è una soluzione che offre molti vantaggi sotto i vari profili: urbanistico, ambientale, economico, sociale.
Perciò oggi, il problema è, anche per noi tecnici, quello di dare il nostro contributo tecnico alla costruzione di un “progetto politico” che porti ad un cambiamento di rotta.
Le domande che mi pongo e a cui mi piacerebbe che i partecipanti alla Tavola Rotonda dessero qualche risposta sono due:
La prima è: “È possibile identificare una strada politicamente percorribile che obblighi le Ferrovie dello Stato, lo Stato, le Amministrazioni locali a ripensare all’attraversamento dell’AV a Firenze escludendo l’attraversamento in sotterraneo?”
La seconda è “Quali dovrebbero essere i requisiti di una proposta politica che porti ad un inversione di rotta e che, per dirla in modo semplice, “convenga a tutti”: ai cittadini di Firenze, ai pendolari, alle Amministrazioni locali, allo Stato e, perché no, alle imprese?

Questo dovrebbe essere l’obiettivo della Tavola Rotonda: cercare di identificare i modi per imboccare una via transitabile per ripensare l’attraversamento dell’AV in modo da escludere lo scavo in sotterraneo e riportare il discorso dell’AV sui binari giusti (metaforicamente e concretamente). Ovviamente si tratta di un problema non semplice, delicato e complesso, dalle molte implicazioni tecniche e politiche. Perciò non bastano parole o concetti astratti. Ci vuole un vero e proprio “progetto politico”, che, partendo dalla soluzione di superficie, indicataci dagli urbanisti qui presenti, analizzi i risvolti economici, le relazioni tra i soggetti, gli aspetti legali e amministrativi, che trovi il consenso della cittadinanza e di tutti coloro che hanno a cuore la nostra città e il nostro paese.
Sono fermamente convinta che in questo specifico momento, a macchina inceppata, siamo ad un punto di passaggio molto importante e direi favorevole.
Non dico che siamo a “ l’alba di un mondo nuovo” ma credo che oggi ci siano le condizioni per una svolta. Lo dico non per ottimismo di facciata ma perché c’è un punto di forza che segna un’ assoluta discontinuità con il passato. E questo punto di forza è che: “il patto solidale tra le Amministrazioni locali e le Ferrovie dello Stato si è rotto”.
È un punto fondamentale, che merita di essere posto al centro della nostra riflessione. Quel patto, siglato in tempi lontani secondo una logica, di cui a molti di noi sono sfuggite le ragioni, si è rotto da sé, perché l’intervento della magistratura ha messo a nudo gli imbrogli che si celavano dietro quell’intesa.
Basta riflettere su alcune intercettazioni delle premiate imprese per capire che le Amministrazioni locali non possono essere più “parte a favore” del sottoattraversamento. Non possono che essere “controparte”, non soltanto perché quelle intercettazioni dimostrano che siamo nelle più ancestrali tradizioni di furberie e di imbrogli incompatibili con un paese civile, ma anche perché le amministrazioni non hanno ottenuto nei tempi previsti nessuno di “quei vantaggi” che erano alla base del “patto”.
La Regione ha evidentemente concordato e credo anche spinto sul passante in sotterraneo nella speranza di un vantaggio per la mobilità regionale. Ma i binari per i treni regionali non ci sono né si ha idea di quando potranno esserci, mentre la rete ferroviaria regionale necessita di urgenti e pesanti interventi di manutenzione e ristrutturazione. Perciò la Regione ha oggi tutti i motivi per opporsi giustamente e liberamente al sottoattraversamento e avanzare altre proposte che evitino gli sprechi di denaro per gli scavi in sotterraneo.
A sua volta, il Comune ha venduto alle Ferrovie dello Stato il sottosuolo di una zona nevralgica della città per una compensazione di poco più di 80 milioni. Ma al Comune i soldi sono arrivati solo in parte, e, inoltre, già all’antipasto dei lavori ha potuto cominciare ad assaporare tutte le questioni tecniche che si porrebbero in termini assai più vistosi se i tunnel venissero realizzati. Le crepe in Via Fanfani, i dissesti alla scuola Rosai, i dislivelli della falda a monte delle paratie a Campo di Marte, i problemi dei materiali di scavo, gli imbrogli sui materiali della fresa Monna Lisa, la truffa sui rivestimenti, ecc. sono solo un assaggio. Ma ciò che, a mio avviso, ha più umiliato Firenze è stato il clamore sui 31 indagati. Lo dico per esperienza personale, perché quando è stato imposto dalla magistratura il fermo dei cantieri mi trovavo in Germania e potei constatare che i giornali tedeschi che si occupano pochissimo dell’Italia hanno dato ampio spazio alla vicenda. Di fatto il Comune ha finora ricevuto soprattutto danni e discredito, in cambio della vendita di uno dei beni pubblici più preziosi: il sottosuolo di quella parte nevralgica della città che sono i viali di Circonvallazione, Piazza della Libertà, la Fortezza da Basso.
Troppo poco si è parlato in Italia di questo baratto vergognoso. Una delle regole cardine dei paesi civili è che l’uso del sottosuolo è riservato alla “città”, ma non soltanto per ragioni economiche e di uso funzionale alla mobilità e allo sviluppo urbanistico della città sovrastante, ma perché il suolo e il sottosuolo formano un insieme unico e solidale. Il sottosuolo non è soltanto luogo di servizi. È memoria storica, risorsa economica, risorsa culturale, è promessa per il futuro di una città. È tante cose insieme, ha tante sfaccettature e soprattutto in una città storica è un tutto unico con la storia della città. Perciò non si può vendere. Come non si può vendere un paesaggio o un monumento.
Il fatto che il Comune di Firenze abbia venduto alle Ferrovie dello Stato (che oltretutto dispongono a Firenze di enormi zone libere a Campo di Marte, nella zona tra Statuto e Santa Maria Novella, ecc.) il sottosuolo di Firenze per denaro, senza un sussulto di dignità della cittadinanza e della classe intellettuale è una cosa di una gravità inaudita! L’ex-sindaco addirittura considerò questi 80 milioni una sua personale vittoria! Come un qualunque paesino del Mugello, Firenze, la colta Firenze, la vetrina del nostro paese, ha accettato una compensazione!
Oggi per il Comune si riapre uno spiraglio per riappropriarsi del suo sottosuolo e per fare progetti sulla mobilità cittadina non più schiacciati sul presente ma di più ampio respiro. Firenze sta morendo di traffico e il sottosuolo è la sua unica risorsa per coniugare mobilità veloce e pedonalità.
Oggi, quindi, Regione e Comune non possono che essere “controparte”. Non hanno alibi. Qui non è in gioco l’AV, che ovviamente tutti vogliamo e che passa già per Firenze. È in gioco la dignità di una regione e di una città che vogliono conciliare la loro storia antica con una effettiva modernità. Con quanto accaduto nessuno può oggi dire che il sottoattraversamento modernizzerà Firenze e il territorio toscano!
Regione Toscana e Comune di Firenze hanno oggi moltissime ragioni per spingere verso una soluzione di superficie. È da qui, da questo varco che, grazie alla magistratura, si è provvidenzialmente aperto, che si può avere uno scatto di dignità.
Eccoci allora qui, tecnici e non tecnici, per cercare di capire quali sono le urgenze.
Personalmente vedo tre urgenze.
La prima è quella di convincere le Amministrazioni locali che sono “parte lesa” sotto il profilo economico, politico e della rispettabilità, e che a loro compete di diritto l’elaborazione di un progetto politico che escluda l’attraversamento in sotterraneo.
La seconda urgenza è impegnarci perché la cittadinanza di Firenze sia “effettivamente” e anche “ufficialmente” chiamata in causa. Non si può più accettare la prosecuzione dell’attuale politica di decisioni a porte chiuse mettendo a repentaglio la vita, le attività e il patrimonio storico e culturale della città. Perciò Regione e Comune devono trovare i modi per poter decidere insieme ai cittadini del futuro di Firenze. Abbiamo una delle migliori leggi regionali sulla partecipazione. Usiamola. E poi, il referendum è proprio da escludere?
La terza urgenza è quella di allargare il dibattito alla scala nazionale e, possibilmente, internazionale. Ci sono già molti intellettuali (penso a Salvatore Settis) che si sono pubblicamente espressi contro questa grande opera in sotterraneo Occorre stilare un elenco e contattare Associazioni culturali, ambientaliste, di tutela e conservazione del nostro paese.
In questa battaglia, anche quanto sta succedendo ai parcheggi di Santa Maria Novella (infiltrazioni, ritardi, problemi economici delle ditte, ecc.) e soprattutto il modello negativo della stazione di Bologna possono aiutare.
Con la nuova stazione sotterranea (così infelice, scomoda, sproporzionata, lugubre, con infiltrazioni d’acqua, ascensori introvabili) a Bologna i percorsi dei viaggiatori all’interno della stazione sono triplicati, i tempi per gli scambi si sono allungati, la stazione non è più, per gli italiani, quel tradizionale punto di incrocio, in cui, seppure con un po’ di confusione, ci si poteva seguire a distanza alla luce del sole. Ma almeno a Bologna i treni AV, i treni regionali e i treni locali convergono in un unico luogo. A Firenze è stata scelta la formula peggiore, quella della dislocazione. La sua storica stazione, monumento nazionale, verrà declassata a stazione secondaria per treni regionali e l’AV passerà a 1500 m di distanza in modo da rendere la vita sempre più difficile ai cittadini della Toscana, a turisti e viaggiatori.
Per concludere, se non si interviene oggi in modo drastico a cambiare linea d’azione, il sottoattraversamento dell’AV a Firenze rischia di diventare un buco nero per la nostra città e per il nostro paese, l’archetipo di ciò che non si deve fare quando si vuole varare una grande opera. Un modello “negativo” per molte ragioni che merita ricordare: per il modo con cui la decisione è stata presa (“a porte chiuse” e quasi “in sotterraneo”), per i silenzi che l’hanno accompagnata, per le doppiezze che l’hanno contrassegnata, per l’ubicazione sbagliata e aberrante, per i rischi associati, per la sproporzione dell’opera, per la progettazione sommaria e carente, per il mancato rispetto delle leggi italiane ed europee, per i danni permanenti alla cittadinanza e all’ambiente, per i vuoti di capitolato che lasciano spazio all’imperizia, alla navigazione a vista, e persino alla malavita.
Ma oggi che le vicende dell’AV a Firenze hanno scoperchiato la drammatica realtà del nostro paese mostrando la “malattia” che l’affligge (la prepotenza di alcuni soggetti, la mancanza di lungimiranza dello stato e delle Amministrazioni, le complicità delle imprese, la passività dei cittadini), proprio oggi si è aperto un varco per un netto cambio nella politica dell’AV a Firenze.
Reimpostando da capo l’intesa con RFI, con alcune coraggiose scelte per non cedere alle logiche di mercato e stabilendo uno fattivo rapporto coi cittadini, credo che le Amministrazioni locali possano recuperare la legittimazione perduta e dare forza ad iniziative capaci di migliorare la qualità della vita di una città che non appartiene solo a noi ma a tutto il mondo. È un’avvincente scommessa tecnica e politica, e, oserei dire, per usare parole grosse, antropologica, perché non si tratta solo di cambiare progetto, si tratta di cambiare una mentalità molto radicata nel nostro paese che è quella di adattarsi al peggio.
Spero perciò che da questa Tavola rotonda giungano delle proposte concrete e forse anche uno scadenzario.

22 marzo 2014

Tav Mugello

Segnaliamo

Tav Mugello, vertici di Cavet condannati per reati ambientali

Secondo l'accusa durante i lavori per la costruzione dell'alta velocità tra Firenze e Bologna le terre di scavo sono state smaltite in cave o in siti per i quali ci sarebbero state delle certificazioni illegittime. Inquinati anche 24 corsi d'acqua. Diciannove persone condannate, tra i quali i vertici del consorzio controllato da Impregilo. Contestati a vario titolo: traffico illecito di rifiuti e omessa bonifica

14 marzo 2014





Sabato 22 marzo 2014
Sala ex Leopoldine
Piazza Torquato Tasso, Firenze


Il Passante Alta Velocità di Firenze
Da un progetto insostenibile ad un modello innovativo

Modera Alberto Asor Rosa, Presidente della Rete dei Comitati per la Difesa del Territorio

ore 9.30
saluto degli organizzatori

Criticità, impatti e anomalie del progetto di Passante AV
  • Alberto Ziparo, urbanista, Università di Firenze
  • Massimo Perini, ingegnere geotecnico

Vantaggi, innovazione urbanistica e riutilizzo: il passaggio in superficie, Firenze Novella e l'uso metropolitano della ferrovia.
  • Vincenzo Abruzzo, ingegnere ferroviario
  • Giorgio Pizziolo, urbanista, Università di Firenze
  • Roberto Budini Gattai, architetto

ore 11.00
Tavola rotonda
presiede Alberto Asor Rosa
  • Teresa Crespellani, ingegnere, Università di Firenze
  • Alessandro Jaff, Presidente dell'Ordine degli Architetti della provincia di Firenze
  • Fausto Ferruzza, Presidente Legambiente Toscana
  • Mariarita Signorini, Italia Nostra
  • Mauro Chessa Presidente Ordine dei Geologi della Toscana
  • Alberto Magnaghi Presidente Società dei Territorialisti
  • Enrico Rossi, Presidente Regione Toscana
  • Manlio Marchetta, urbanista, Università di Firenze
Sono stati invitati il Sindaco di Firenze Dario Nardella, il viceministro Riccardo Nencini, Confartigianato, Confindustria, Organizzazioni Sindacali

ore 13.00
conclusioni del gruppo di lavoro

14 febbraio 2014

L'ATAF È NOSTRA

L'ATAF È NOSTRA
PER UN TRASPORTO PUBBLICO PER TUTTE/I
SOLIDARIETÀ AI LAVORATORI ATAF
Sabato 15 febbraio 2014
ore 10.30 - 12.30
appuntamento in piazza San Marco (lato chiesa)
per un presidio/volantinaggio a sostegno della lotta dei lavoratori ATAF


Comitato contro la privatizzazione dell'ATAF
Comitato no tunnel TAV

23 gennaio 2014

COMUNICATO STAMPA

COMUNICATO STAMPA


Firenze, 17 gennaio 2014

Ad un anno dai provvedimenti della magistratura che ha sospeso i lavori TAV a Firenze nulla è cambiato, nemmeno la politica che non si vergogna di perseverare in un progetto folle.


Un anno fa, il 17 gennaio 2013, la magistratura fiorentina emise avvisi di garanzia per oltre 30 politici e manager, sequestrò la fresa e altro materiale dei cantieri dimostrando quanti problemi ci fossero nel cantiere più grande di Firenze denunciati più volte dalla società civile e anche dal Comitato NO TUNNEL TAV.
Il Comitato ritiene importante ricordare questa scadenza perché il silenzio e l'oblio sono diventati l'alleato più importante di chi vuol andare avanti con i lavori a dispetto della razionalità e del buon senso, mentre, giova ricordarlo, tutti i problemi denunciati restano pericolosamente presenti.
Le dichiarazioni del sottosegretario Erasmo D'Angelis di alcuni giorni fa, che prevedono la ripresa dei lavori nel cantiere della stazione ai Macelli, sono la dimostrazione ennesima di come i poteri forti controllino ormai il sistema politico locale e nazionale imponendo i loro desiderata al di fuori di ogni interesse pubblico e sociale.
La situazione del trasporto ferroviario, a parte quello dell'alta velocità, è a livello vergognoso e finalmente costringe anche il presidente della Regione Enrico Rossi a prendere posizione contro le Ferrovie; è però evidente come le dichiarazioni e le proteste cozzino contro il muro di gomma delle Ferrovie che sono ormai un potere cui viene concesso di operare senza alcun controllo o progetto pubblico. Le FS sono una società per azioni, ma la proprietà è totalmente in mano al Ministero del Tesoro; se l'amministratore delegato Mauro Moretti può agire senza preoccuparsi minimamente delle conseguenze delle sue azioni vuol dire che il sistema delle grandi opere inutili e degli appalti è quello che controlla la politica dei trasporti e delle infrastrutture. Non si tratta solo di malgoverno e di sperpero di risorse pubbliche: la mancanza di controllo pubblico è sostanzialmente un furto di democrazia, una sottrazione di diritti (quello alla mobilità in primo luogo, ma anche quello alla salute).
Dopo un anno di sostanziale fermo per via dell'inchiesta della magistratura i problemi emersi sono tutti lì presenti e conviene essere noiosi, ma ricordarli:
  • il reato contestato di corruzione è alla base di questo progetto; senza interventi dolosi di alcuni dirigenti ministeriali e politici questo progetto sarebbe già morto e sepolto, soprattutto per le pressioni fatte sulle normative per lo smaltimento dei rifiuti, sia a livello nazionale che europeo.
  • Le gravissime falle nei controlli che hanno portato allo smaltimento di enormi quantità di terre contaminate (soprattutto in Mugello) sono tuttora presenti.

  • Le infiltrazioni della camorra sono un rischio sempre presente, soprattutto quando è presente la figura giuridica del “general contractor” che fa dell'opacità uno strumento di gestione dei lavori.

  • Materiali e strumenti di costruzione difettosi e pericolosi: dai conci delle gallerie alle strutture interne della fresa. La cosa non sarebbe emersa se non ci fossero state le intercettazioni telefoniche della magistratura. Ad oggi, invece, non si prevedono controlli seri dei lavori nemmeno dopo quanto emerso.

  • Le principali società che dovrebbero realizzare l'opera sono in pessime condizioni economiche: SELI, la proprietaria della fresa, è in odor di fallimento, la Coopsette, vincitrice della gara per il Passante, avrebbe evitato il fallimento ricorrendo al concordato preventivo, sostanzialmente non pagando i fornitori e i debitori; in seguito si sarebbe salvata con una operazione simile a quella fatta per Alitalia ed Etruria, dividendo cioè la società in due imprese, una che si è presa gli appalti più remunerativi e una “bad company” cui sono stati attribuiti tutti i debiti.

  • La normativa sulle terre di scavo, introdotta nell'agosto 2012 (decreto 161) emanata per risolvere il problema di 3 milioni di m3 di terra che non si saprebbe dove mettere, confligge con le normative europee; su tutti i progetti mal fatti, che prevedono anomali quantità di terre contaminate, pende la spada di Damocle di un procedimento di infrazione.

  • In risposta ad una interrogazione dell'onorevole Bonafede, il ministero dell'Ambiente ha ammesso di aver ritirato l'autorizzazione al piano di utilizzo delle terre di scavo delle gallerie che sarebbero dovute andare a Cavriglia; gli scavi delle gallerie non possono assolutamente iniziare nemmeno con le norme corrive applicate.

  • Nel frattempo alcune rilevazioni dell'ARPAT hanno riconosciuto che l'impatto sulla falda è molto forte sia nella zona di Campo di Marte, sia ai Macelli nonostante tutti i proclami e le promesse tranquillizzanti fatte. Ad oggi non è dato sapere che provvedimenti si intendano prendere per ovviare a questo pericoloso inconveniente, anzi, invece di cercare di trovare rimedi si parla di riprendere con gli scavi ai Macelli! Ricordiamo che i rischi sono danneggiamento alle fondazioni degli edifici e possibili cedimenti del terreno.
A questi elementi emersi nell'ultimo anno ci sarebbero da aggiungere tutti problemi documentati e denunciati da esperti e dal comitato: cedimenti del terreno, possibili danni al patrimonio abitativo e artistico, errata progettazione sismica, errate previsioni degli effetti dello scavo, per finire alla mancanza di VIA (valutazione di impatto ambientale) proprio sulla stazione Foster, una grave lacuna sempre ignorata.
Davanti al disastro che si ricava dal noioso elenco riportato sopra, il governo, nella persona del sottosegretario al ministero delle infrastrutture Erasmo D'Angelis, non ha trovato di meglio che annunciare la ripresa dei lavori nella stazione Foster.
Il Comitato denuncia la forzatura di questa operazione: si rischia di gettare una quantità enorme di risorse per realizzare uno scavo che resterebbe solo una ferita nella città, per costringere l'opinione pubblica, in un secondo tempo, ad accettare l'inevitabilità della realizzazione dei tunnel. È un ricatto ignobile.
In questo quadro rifulge il silenzio del sindaco Matteo Renzi, attentissimo a curare mediaticamente la sua immagine; davanti alla vergogna e al disastro di questo progetto la miglior cosa è tacere facendo intendere che il Comune non c'entra nulla: invece c'entra eccome, urbanistica e sicurezza dei cittadini sono competenze del primo cittadino. Il silenzio è stato comprato con diverse decine di milioni di euro da Moretti e c'è anche la promessa di altri soldi per le casse sinistrate di Palazzo Vecchio se i lavori procederanno.
Nelle chiacchiere dei sostenitori dei tunnel di Firenze si è sempre detto che si doveva cominciare a scavare per fare “presto e bene”. Il Comitato si chiede perché non viene abbandonato questo progetto i cui tempi di realizzazione sono ormai fuori controllo (15, 20 anni?) e non si studiano interventi alternativi che avrebbero da subito tre effetti positivi:
  1. con le stesse risorse economiche si realizzerebbero più lavori e si potenzierebbe tutta la rete ferroviaria

  2. si creerebbero da subito molti più posti di lavoro, anche per le ditte toscane che adesso sono scavalcate dal general contractor

  3. si farebbero interventi parziali che hanno tempi di realizzazione molto inferiori e si avrebbero benefici in tempi molto più ravvicinati
Ma questo ormai sono domande affidate al solo buon senso, materiale che
scarseggia nella politica italiana.
Il Comitato proseguirà nella sua opera di informazione presso i cittadini -
soprattutto nei pressi dei cantieri - preparando un convegno sul Passante
di Firenze, sui rischi e sulle possibili alternative.

30 novembre 2013

Premio Zanotti Bianco a Fabio Zita


Venerdì 29 novembre 2013 l'associazione Italia Nostra ha conferito il premio Umberto Zanotti Bianco a tre funzionari del Sud che si sono distinti per la difesa del patrimonio artistico e paesaggistico italiano.


Una menzione particolare è stata riservata al dirigente della Regione Toscana Fabio Zita, già responsabile del settore VIA regionale, trasferito ad altro incarico per “oscuri motivi”; noi siamo convinti sia dipeso dalla bocciatura di troppi progetti, tra i quali quelli relativi alle aree di stoccaggio nel comune di Cavriglia delle terre di scavo del Passante TAV di Firenze. Le terre sono state giustamente considerate “rifiuti” non utilizzabili per “riqualificazione ambientale”.

 Qui l'architetto Fabio Zita con la vicepresidente di Italia Nostra Mariarita Signorini