11 maggio 2015

Una delegazione di tecnici del Comitato No Tunnel TAV ha visitato i cantieri

Una delegazione di tecnici del comitato No Tunnel TAV (ingegneri e geologi) ha accompagnato i parlamentari Luigi Di Maio e Alfonso Bonafede in un sopralluogo ai cantieri TAV di Firenze.
La visita è stata utile perché ha potuto chiarire alcuni aspetti del progetto, nonostante la reticenza dei dirigenti delle Ferrovie ad affrontare alcuni temi. I tecnici di Nodavia, sullo sfondo, erano avvolti da un tombale silenzio.
Hanno confermato che la fresa presente a Campo Marte è da smontare e da sostituire; quella nuova verrà, via mare, dalla Germania dove è ancora in costruzione.
Totale reticenza a rispondere alla richiesta se hanno presente che scavare i tunnel con una sola fresa in due fasi successive - e non con due contemporaneamente – porterà sicuramente a cedimenti in superficie molto maggiori che si trasformeranno, all'eventuale secondo passaggio dello scavo, a danni molto gravi per gli edifici lungo il percorso. Che si tratti di volontà di non rispondere o, peggio, ad ignoranza è comunque un pessimo segnale per la città se non si accetta di abbandonare questo progetto.
Le circonvoluzioni semantiche non sono servite a nascondere il fatto che l'impatto sulla falda è forte e che i pozzi drenanti costruiti, soprattutto ai Macelli, sono insufficienti a mitigare l'effetto diga. La cosa è risaputa da anni, ma si sta iniziando solo adesso a pensare di raddoppiare i pozzi.
Sul tema delle polveri si è fatto enorme sfoggio di descrizioni dei monitoraggi esistenti che però restano chiusi dentro  le strutture di Ferrovie e dell'Osservatorio Ambientale; quest'ultimo, da più di un anno, non comunica alcun dato sulla presenza di polveri e altri inquinanti.
Durante la visita una cisterna ha generosamente bagnato il terreno di cantiere; il commento di un cittadino presente all'ingresso al cantiere è stato emblematico: “non avevamo mai visto tanto annaffiare!” Ricordiamo che ARPAT è intervenuta nelle settimane scorse imponendo la ripresa del bagnamento del terreno dopo aver verificato una abnorme presenza di polveri attorno al cantiere.
È stato riconfermato anche il modello di “alta velocità” scelto dall'Italia che collega solo poche città dimenticando che il “bel paese” è quello delle cento città che verranno ulteriormente dimenticate dal trasporto pubblico ferroviario. Anzi è stato chiaramente confermato che, appena sarà pronto il nuovo sistema di distanziamento dei treni sulla “direttissima” Firenze Roma (ERTMS), tutti i treni non-TAV saranno dirottati sulla “linea lenta” peggiorando ulteriormente la qualità del servizio offerto, in particolare quello dei pendolari.
Ancora irrisolto il problema delle terre di scavo, anche se i dirigenti delle Ferrovie suppongono che i costi dello smaltimento delle terre in discarica, con camion invece che con treni, non comporterà troppi aggravi dei costi per il committente. Come ciò sia possibile non è dato sapere; una cosa è certa: le “riserve”, cioè i maggiori oneri denunciati e chiesti dal costruttore, stanno andando alle stelle nell'indifferenza del committente (FSI, cioè chi dovrà pagare il conto usando i soldi dei contribuenti) e del mondo politico che si è avvicendato al potere negli ultimi decenni.

10 maggio 2015


Segnaliamo:

Mamme No Inceneritore Invita la cittadinanza dell’area metropolitana fiorentina
a partecipare a un INCONTRO INFORMATIVO e ASSEMBLEA APERTA
sul tema «la COSTRUZIONE dell’ INCENERITORE A FIRENZE »
martedì 12 maggio 2015 ore 21.00
Sala dei Marmi – Parterre - Piazza della Libertà - Firenze
https://www.facebook.com/mammenoinceneritorefirenze

09 maggio 2015

Cittadini e associazioni scrivono a ministri per fermare lo scempio.


COMUNICATO STAMPA

Passante TAV di Firenze.
Cittadini e associazioni scrivono a ministri per fermare lo scempio.

Le associazioni ambientaliste Italia Nostra, Legambiente, la Rete dei Comitati in difesa del Territorio e le/i cittadine/i del Comitato No Tunnel TAV, davanti allo scempio economico ed ambientale in atto per i lavori nei cantieri TAV di Firenze, hanno scritto una lettera indirizzata ai ministeri interessati, alla Corte dei Conti, alla procura della Repubblica, all'Autorità Nazionale Antimafia mettendo in rilievo le maggiori criticità presenti al momento.
Quella adesso la più rilevante è certamente l'aumento vertiginoso dei costi cui nessuno vuol prestare attenzione, ma che si sta trasformando in un sostanziale furto di enormi risorse pubbliche.
Naturalmente anche le istituzioni regionali e cittadine sono state messe a conoscenza della missiva perché non possono continuare a far finta che nulla stia accadendo a Firenze e in Toscana: forse siamo di fronte alla più grande voragine economica che interessa la regione e nessuno rivendica tali risorse per scopi di utilità collettiva.
Allegato il testo della lettera in oggetto.

Italia Nostra
Legambiente
Rete dei Comitati in Difesa del Territorio
Comitato No Tunnel TAV Firenze

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Al Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Graziano Delrio
Al Ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan
Al Ministro dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare Gian Luca Galletti
Al Ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini
Al Presidente Consiglio Superiore per i Beni Culturali e Paesaggistici Giuliano Volpe
Al Presidente ANAC Raffaele Cantone
Al Procuratore Generale della Corte dei Conti Martino Colella

P.C.
Alla Procura della Repubblica di Firenze
Al Sindaco del Comune di Firenze Dario Nardella
Al Presidente della Regione Toscana Enrico Rossi
All'Amministratore Delegato FS Michele Mario Elia


Oggetto: Passante TAV di Firenze
I sottoscritti
Alberto Asor Rosa, quale presidente onorario della Rete dei Comitati in Difesa del Territorio;
Luigi Vittorio Cogliati Dezza, quale presidente di Legambiente ONLUS;
Marco Parini, quale presidente di Italia Nostra;
Tiziano Cardosi, quale presidente dell'associazione No Tunnel TAV di Firenze;
intendono portare alla conoscenza di codesti ministeri alcuni fatti, legati alla realizzazione del Passante TAV di Firenze, che riteniamo gravi e da sottoporre a controlli severi.
Ci riferiamo soprattutto alle gravi anomalie che si verificano sul fronte dei costi dell'opera che stanno raggiungendo livelli allarmanti e che riteniamo ormai fuori controllo.
Abbiamo verificato che nel bilancio 2013 della società Nodavia, incaricata di realizzare l'opera, risultano richieste di riserve tali da generare, se accolte, un aumento di cinque volte i costi preventivati.
In tale bilancio della società, redatto alla metà del 2014, risulta dalla “Relazione sulla gestione”:
  • Il valore delle opere realizzate al 31 dicembre 2014 era pari a € 209,179,654
  • di questi importi circa 90 milioni sono relativi alla realizzazione del “Lotto 1” o “scavalco di Castello” (infrastruttura già realizzata), per cui il valore delle opere relative al “Lotto 2” (il Passante vero e proprio, tunnel e stazione) sarebbe di circa 120 milioni di euro
  • nel paragrafo relativo alle “Riserve”, cioè ai maggiori costi dichiarati dal costruttore, si contabilizzano spese oltre il valore concordato dell'opera:
    • al 31 ottobre 2013 di € 421.384.866 (oltre 421 milioni)
    • al 30 aprile 2014 di € 528.184.977 (oltre 528 milioni)
  • in soli 6 mesi le riserve risultano perciò cresciute di oltre 100 milioni con cantieri molto rallentati
I motivi addotti dal costruttore per questo vertiginoso aumento dei costi sono rilevabili dal documento stesso di Nodavia, ma la cosa che riteniamo più rilevante non sono tanto i motivi stessi, quanto il fatto che il committente (RFI, cioè le Ferrovie dello Stato) non abbia imposto l'arresto dei lavori che non potevano proseguire per mancanza di autorizzazioni e per il sequestro di fresa e altri materiali da parte della magistratura fiorentina all'inizio del 2013.
Nel novembre 2014 abbiamo denunciato pubblicamente questa anomalia, ma il nostro allarme è caduto nel vuoto e nel silenzio assoluto della politica.
Alla fine del 2014 si è avuta addirittura una accelerazione nei lavori prevedendo l'abbassamento del livello della stazione AV di 5 metri con la rimozione di circa 30.000 metri cubi di terre che vengono peraltro trasportate con mezzi su gomma e non con treni. Per risolvere il problema che le terre provenienti dai tunnel, contaminate da additivi, non possono essere utilizzate per ripristino ambientale, come inizialmente previsto, da parte di RFI e Condotte s.p.a. è stata anche lasciata aperta l'ipotesi di conferire in discarica il totale delle terre di scavo (3 milioni di metri cubi). Questo comporterebbe un ulteriore enorme e vertiginoso aumento dei costi.
Fatte queste premesse ci rivolgiamo a codesti Ministeri in quanto i lavori del “Passante AV di Firenze” rientrano nelle vostre competenze, e chiediamo, come cittadini interessati al progetto e alle sue conseguenze, se non sia il caso di intervenire:
  • Da parte del Ministero delle Infrastrutture e Trasporti per valutare la totale inutilità del Passante TAV per il servizio dei treni in quanto ad oggi passano già dal nodo fiorentino circa 190 treni AV senza avere rilevanti problemi; al contrario, anche se in Toscana il livello di qualità del materiale rotabile è tra i migliori, resta pur sempre insufficiente, mentre molte linee hanno necessità di potenziamento e velocizzazione. Risulta incomprensibile la destinazione di tante risorse al progetto di Passante mentre interventi infrastrutturali importanti stanno scontando gravi ritardi e mancanza di finanziamento (per es. Pontremolese, Tirrenica, Pistoia Viareggio, elettrificazione Empoli-Siena e Faentina). Le numerose e gravi difficoltà tecniche del progetto (che abbiamo nel corso del tempo evidenziato pubblicamente e su cui abbiamo sempre chiesto di confrontarci con i responsabili politici e tecnici dell'opera) renderanno i tempi di realizzazione lunghissimi.
  • Da parte del Ministero dell'Economia, che controlla al 100% le Ferrovie dello Stato Italiano, per verificare se dentro la società si gestiscano con la dovuta oculatezza le risorse erogate dal Ministero vigilando adeguatamente sull'andamento dei costi nei cantieri.
  • Da parte del Ministero dell'Ambiente perché finalmente risolva l'annoso problema delle terre di scavo e attesti definitivamente che, essendo esse secondo tutte le normative dei rifiuti, non potranno mai essere utilizzate per risanamento ambientale. Perché si prendano provvedimenti visto che manca l'autorizzazione paesaggistica di tutto il progetto e la VIA (Valutazione d'Impatto Ambientale) per la stazione AV sotterranea (infatti l'unica VIA esistente riguardava una stazione collocata in altro sito e non su luogo dell'attuale stazione Foster): queste carenze trasformano i cantieri fiorentini in enormi abusi edilizi che il Comune di Firenze per ora non ha ritenuto di sanzionare. Per riconoscere che i monitoraggi ambientali delegati al “general contractor” e all'Osservatorio Ambientale si sono rivelati un totale fallimento, come stanno dimostrando in questi giorni interventi dell'ARPA Toscana.
  • Da parte del Ministero dei Beni Culturali perché intervenga sull'assenza di autorizzazione paesaggistica e riconosca i rischi enormi che corre il patrimonio immobiliare e culturale di Firenze, in particolare importanti monumenti come la Fortezza da Basso, la Porta San Gallo, l'arco dei Lorena e il laboratorio di restauro dell'Opificio delle Pietre Dure (il delicato e sofisticato sistema di climatizzazione sarebbe stravolto dall'impatto sulla falda dei tunnel se mai venissero costruiti).
  • Da parte del presidente dell'ANAC perché verifichi gli abnormi aumenti dei costi che stanno verificandosi anche dopo il subentro di Condotte s.p.a. a Coopsette nel contraente generale Nodavia: essi fanno supporre, ad ogni cittadino di buon senso, che siamo in presenza di gravissimi fatti di corruzione ancora non riconosciuti. Ci auguriamo che, su questo fronte, anche la Procura di Firenze continui l'ottimo lavoro fin qui svolto.
Come associazioni e come cittadini non possiamo che chiedere l'abbandono di questo progetto; i rischi delle penali sarebbero davvero modesti in confronto al disastro economico che si profila dell'entità di vari miliardi. Secondo le parole dell'assessore regionale Ceccarelli le penali ammonterebbero al 10% del lavoro non eseguito sulla base della gara d'appalto, cioè a circa 50 milioni di euro; ci sarebbe comunque da valutare se non ricorrano i termini per chiedere alle società costruttrici e ai responsabili delle FSI di risarcire l'erario per i danni provocati finora.
Come associazioni, assieme all'Università di Firenze, abbiamo disegnato uno scenario dei trasporti pubblici nell'area fiorentina che faccia della rete ferroviaria esistente la spina dorsale di un efficiente trasporto pubblico su ferro; è stato previsto anche di razionalizzare il sistema di stazioni e di dedicare una coppia di binari di superficie ai treni AV in modo che le interferenze con il servizio universale siano ridotte. Destinare le risorse economiche attualmente impegnate nel sottopasso a questi progetti di superficie creerebbe molti posti di lavoro, risolverebbe molti problemi trasportistici e avrebbe tempi di realizzazione modesti.
Certi di un vostro interessamento restiamo a vostra disposizione e porgiamo distinti saluti.
A nome delle associazioni rappresentate
Alberto Asor Rosa
Luigi Vittorio Cogliati Dezza
Marco Parini

Tiziano Cardosi

04 maggio 2015

Tav Firenze su Report



Il 18 dicembre 2000 a Porta a Porta, Silvio Berlusconi traccia le direttrici delle grandi opere italiane con la consulenza personale di Ercole Incalza. Un anno dopo, il ministro Lunardi vara la Legge Obiettivo nella quale vengono inserite tutte le principali opere del paese, dall'Alta Velocità alle autostrade, dalle metropolitane al Mose. Il 16 marzo scorso, il Tribunale di Firenze ha arrestato l'imprenditore Stefano Perotti lo stesso che da Ercole Incalza, direttore generale del Ministero delle Infrastrutture, otteneva la direzione lavori delle più importanti opere pubbliche, stimate oltre 25 miliardi di euro. In cambio di tanta manna, Perotti, secondo i magistrati, aveva assunto il figlio del ministro Maurizio Lupi e ricompensava con consulenze e gratifiche Ercole Incalza. In seguito all'inchiesta, il Ministro Lupi, che non è indagato, ha dato le dimissioni.

01 maggio 2015

Su Report


Segnaliamo a tutti che domenica prossima 3 maggio la trasmissione Report in onda su raitre alle 21.40 tratterà il tema delle grandi opere, della legge obiettivo e anche del tunnel tav di Firenze
http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-9da34816-941a-403c-a427-0b2080e5ec11.html

15 aprile 2015

Prossimo Presidio


COMUNICATO STAMPA

Il Comitato No Tunnel TAV scrive a Nardella sull'inquinamento

Il Comitato No Tunnel TAV di Firenze, dopo l'intervento dell'ARPAT sui cantieri TAV ai Macelli che ha rilevato sforamenti nei limiti delle polveri, ha scritto una lettera al sindaco Dario Nardella per ricordargli le sue responsabilità in relazione alla salute dei cittadini.
Sotto il testo.

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Lettera aperta al Sindaco Dario Nardella

Firenze, 15 aprile 2015

Gentile Sindaco,
le scriviamo per farle notare, se no lo avesse già fatto, che ARPAT è intervenuta ai cantieri TAV dei Macelli su segnalazione di alcuni cittadini esasperati dalle polveri che si levano dai suddetti cantieri. Ancora nessuno ha segnalato fastidi da rumori, ma esistono deroghe concesse dal Comune per il superamento dei limiti e, da quello che abbiamo verificato di persona, crediamo siano superati anche i nuovi limiti in deroga.
Le ricordiamo che una delle prerogative di ogni sindaco è quella di tutelare la salute dei cittadini e su questo vorremmo richiamarla alle sue responsabilità. Troviamo gravissimo che nel più grande cantiere che interessa la nostra città le strutture dell'ARPAT siano intervenute solo su segnalazione di cittadini.
Tutto nasce dalla gravissima anomalia dovuta alla presenza del “general contractor” cui sono delegati tutti i controlli ambientali; credo sia evidente anche a Lei l'assoluta mancanza di terzietà di queste rilevazioni di FS che infatti si sono dimostrate totalmente inutili.
Le evidenziamo ancora l'assoluta inutilità di un organismo come l'”Osservatorio Ambientale” che in tutti questi anni non si capisce cosa ci sia stato a fare se non ha visto traffico di rifiuti, materiali da costruzione pericolosi, i rischi altissimi con lo scavo con una sola fresa invece che con due, la fresa montata difettosa e impossibilitata a scavare, oggi anche l'inquinamento da polveri e rumore. Le ricordiamo che l'attuale presidente dell'Osservatorio (ingegner Giacomo Parenti) è un dirigente del Suo comune e che di fronte ai disastri di questo progetto e ai fallimentari controlli dovrebbe essere richiamato o sostituito.
Nonostante questa grave anomalia procedurale dovuta alla “legge obiettivo” (che ormai tutti ritengono foriera di gravi problemi e sostanzialmente criminogena) restano intatte, anzi, si amplificano le Sue responsabilità nella tutela della salute pubblica.
Le ricordiamo ancora che risulta totalmente assente al VIA (valutazione d'impatto abientale) sul progetto di stazione Foster. Questa lacuna aggrava i problemi di controllo ambientale che già le abbiamo denunciato. Crediamo che anche questa lacuna debba vedere tutto il Comune impegnato a verificare quanto denunciamo da anni e, se del caso, fermare i lavori in quel cantiere.
Vorremmo anche censurare un atteggiamento che non esitiamo a definire “pilatesco” da parte della Sua Giunta che tende a far ritenere il progetto di Passante TAV come un'opera subita dal Comune; le ricordiamo invece che questo disastroso progetto ha radici antiche, negli anni '90, quando proprio il Comune di Firenze è stato uno dei più strenui sostenitori di “un'opera che avrebbe portato 3000 miliardi di lire in Toscana”. Come le Giunte precedenti si sono operate con tanto fervore e successo ad imporre la follia del sottoattraversamento, così la Sua potrebbe e dovrebbe impegnarsi a fondo per uscire dal disastro progettuale, economico, morale e ambientale cui stiamo assistendo.
Fiduciosi in una Sua pronta risposta ai cittadini che vivono e vivranno i disagi TAV, la salutiamo.

Comitato No Tunnel TAV Firenze

14 aprile 2015

stop ttip


Comunicato stampa manifestazione 11 aprile


Segnaliamo
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Comunicato stampa
Grande partecipazione popolare alla manifestazione dell'11 aprile!
Prossimo appuntamento il 20 aprile a Villa Montalvo

Grande partecipazione popolare, ben oltre le previsioni, alla manifestazione dell'11 aprile per dire basta nocività nella Piana Firenze-Prato-Pistoia, No a tutti gli inceneritori, al nuovo aeroporto di Firenze ed alla logica delle grandi opere inutili e dannose, Sì alle alternative, all'acqua bene comune pubblica e non inquinata, ai basilari diritti sociali delle popolazioni.
Oltre 6.000 persone hanno partecipato ad un vivace, colorato e combattivo corteo che ha percorso il lungo itinerario dalla Casa Rossa dell'Osmannoro (Sesto Fiorentino), nei pressi di Case Passerini dove vorrebbero costruire il nuovo inceneritore, passando dentro all'abitato di Peretola, vicino all'aeroporto, fino alla Regione Toscana, presieduta da Enrico Rossi, controparte politica dei movimenti, insieme a Renzi e Nardella. Nel Parco di San Donato, in via di Novoli a Firenze, si è tenuto un appassionato e importante intervento conclusivo di Rossano Ercolini, storico attivista della Strategia Rifiuti Zero, premio Goldman per l'ambiente.

Quattro km e mezzo di volontà popolare per affermare e riprendersi il diritto alla salute, al territorio ed al lavoro, cittadini/e, lavoratori/trici, studenti, famiglie intere, bambini/e, anziani provenienti da tutta la Piana, da Campi, Sesto, Calenzano, Signa, Firenze, Prato, Pistoia, dal Mugello, che hanno manifestato con cartelli, striscioni, bandiere, tamburi, maschere, palloncini, autoprodotti con fantasia (c'erano anche due capre), abitanti delle diverse “periferie e centri minori” che hanno voluto così riprendere la parola. Significativo e importante l'incontro in viale Gori tra chi lotta per il diritto alla casa ed i manifestanti.

La manifestazione è stata promossa ed autogestita da ben 24 realtà sociali e territoriali: vari comitati no inceneritori e no aeroporto, l'Assemblea per la piana, il Forum toscano movimenti per l'acqua, associazioni ambientaliste, agricole, per i beni comuni, esperienze di cittadinanza attiva, le mamme no inceneritore, grande novità e forza di questo corteo, No Tav, sindacati come i Cobas e la CUB che hanno indetto sciopero per sottolineare il rapporto stretto tra salute e lavoro, la Flc Cgil, i collettivi studenteschi. Tra le numerose adesioni importante sottolineare Medicina Democratica, Medici per l'ambiente, gruppi di acquisto solidale, la Comunità delle Piagge, i centri sociali Camilo Cienfuegos, next Emerson e Centro Popolare Autogestito-Fi Sud, ANPI, Stop TTIP, WWF, Rete Toscana dei Comitati, le forze politiche Movimento 5 stelle, Rifondazione Comunista, Altra Europa con Tsipras, Pcl, gruppi consiliari “Firenze a sinistra” e “Sesto bene comune”.

La mobilitazione ha lanciato una sfida aperta al potere politico ed economico, ed ovviamente non si ferma qui.
Il grande successo della manifestazione rappresenta una spinta per tutti per andare avanti sui nostri obiettivi, un primo risultato del grande lavoro collettivo e unitario di tutti i promotori, da far crescere insieme all'autonomia e all'indipendenza del movimento.
Per questo è stata convocata per lunedi 20 aprile 2015 alle ore 21 a Villa Montalvo, Campi B., una assemblea per decidere insieme le iniziative da intraprendere per dare continuità alla mobilitazione.

I promotori della manifestazione  

Video della manifestazione

Manifestazione NO INCENERITORI - NO AEROPORTO - Piana di Firenze Prato Pistoia 
11 aprile 2015



03 aprile 2015

Il General Contractor

Un istituto contrattuale criminogeno*

Il Presidente dell’Anac Cantone ha definito giustamente l’istituto contrattuale utilizzato per realizzare le grandi opere, oggetto della recente indagine della magistratura fiorentina, di tipo criminogeno.  Una magra consolazione per chi ne ha descritto questo carattere fin dalla sua codificazione nel 2002. Merita chiarire bene il punto, dopo i recenti arresti e le sciocchezze sciorinate sul tema dal ceto politico che, dopo tredici anni, scoprono che il contraente generale produce quello che fin dall'inizio era del tutto evidente.
La definizione del contraente generale è stata data con la legge obiettivo (443/2001) con questa definizione: “..Il contraente generale è distinto dal concessionario di opere pubbliche per l’esclusione della gestione dell’opera eseguita”.
Nelle direttive europee sugli appalti non vi è né la definizione né alcun accenno ad un soggetto economico definito “contraente–generale” o “general–contractor” che dir si voglia. Nella relazione introduttiva al decreto legge (D.L. 190/2002, Ministro Pietro Lunardi) con il quale si è dato corpo alla definizione si arriva addirittura a sostenere che questa nuova figura è espressamente prevista nelle direttive europee. Una pura e semplice invenzione.
Il D.L. 190/2002 affida a questo operatore i seguenti compiti: “Il contraente generale provvede: allo sviluppo del progetto definito ed alle attività tecnico-amministrative occorrente al soggetto aggiudicatore per pervenire alla approvazione dello stesso da parte del CIPE, ove detto progetto non sia stato posto a base di gara;  alla acquisizione delle aree di sedime: la delega di cui all’art.6 comma 8 del DPR 8 giugno 2001 n. 237, in assenza di un concessionario, può essere accordata al contraente generale; alla progettazione esecutiva; alla esecuzione con qualsiasi mezzo dei lavori ed alla loro direzione; al prefinanziamento, in tutto o in parte, dell’opera da realizzare; (…)”.   
Stiamo dunque parlando di un soggetto al quale il committente garantisce il 100% del corrispettivo (prezzo) necessario alla progettazione e realizzazione dell'opera, dunque assimilabile ad un appaltatore, ma al quale vengono però affidati anche tutti i compiti  tipici del concessionario ad esclusione della gestione e cioè del corrispettivo che caratterizza in modo decisivo il contratto di concessione. Un operatore economico dunque al quale vengono attribuiti tutti i poteri del “concessionario” senza alcun rischio di mercato (senza la gestione) retribuito però come ”appaltatore” con un prezzo. 
Nelle direttive europee la tipizzazione dei contratti pone in evidenzia due caratteri essenziali: l’”oggetto della prestazione” richiesta al contraente ed il “corrispettivo” che l’amministrazione aggiudicatrice gli corrisponde. I contratti definiti sono il contratto di “appalto” e quello di “concessione”. Della concessione la direttiva ne da una definizione inequivocabile: "La concessione di lavori pubblici è un contratto che presenta le stesse caratteristiche di cui alla lettera a), ad eccezione del fatto che la controprestazione dei lavori consiste unicamente nel diritto di gestire l’opera o in tale diritto accompagnato da un prezzo".
Secondo la direttive, dunque, la differenza fondamentale con il contratto di appalto è data dalla “controprestazione” offerta al contraente. Nel caso dell’appalto questa è un “prezzo”, che copre in toto il costo necessario alla realizzazione dell’opera. Nel caso della “concessione” la controprestazione consiste “nel diritto di gestire l’opera”. La differenza ha implicazioni decisamente rilevanti proprio sul piano degli interessi che il contraente può tutelare nel contratto di “appalto” (un “prezzo” come corrispettivo) o nel contratto di “concessione” (il “diritto di gestire” l’opera come corrispettivo).
La definizione del contraente generale, data dalla legge obiettivo, ci propone invece un soggetto  per il quale l'oggetto del contratto corrisponde a quello della concessione mentre il corrispettivo è esattamente quello dell’appalto: "…. Il contraente generale è distinto dal concessionario di opere pubbliche per l’esclusione della gestione dell’opera eseguita".
La “concessione” senza responsabilità sulla gestione, definita con l'istituto dell'affidamento a contraente generale, fra l'altro, non era una novità, al contrario era stata normata e sperimentata e, a fronte dei palesi fallimenti registrati, indusse il Parlamento ad intervenire in modo esplicito per la sua esclusione, considerando proprio questa come uno dei pilastri fondamentali di tangentopoli.
Le funzioni affidate dalla legge obiettivo, nel 2002, al contraente generale sono esattamente quelle che il legislatore definì nel 1987 con la legge n. 80 (Norme straordinarie per l’accelerazione dell’esecuzione di opere pubbliche); come esattamente sovrapponibili sono le motivazioni che all’epoca furono addotte. L’unica differenza rintracciabile è data solo dalla “previsione straordinaria” che il legislatore nel 1987 ravvisava nella norma, derivante dalla consapevolezza della forzatura che operava sia rispetto  alle direttive europee sia rispetto ad  una corretta previsione contrattuale. Per quanto riguarda le funzioni attribuite la coincidenza è invece assolutamente piena.
La legge 80/87 prevedeva: "….per un periodo non superiore a tre anni dall’entrata in vigore della presente legge, di affidare in concessione unitariamente con la procedura stabilita al successivo art. 3, la redazione dei progetti, le eventuali attività necessarie per l’acquisizione delle aree e degli immobili, l’esecuzione delle opere e la loro eventuale manutenzione ad imprese di costruzione, loro consorzi, e raggruppamenti temporanei".   Il valore straordinario (forzato) della norma, e cioè la concessione senza gestione, consigliò infatti di stabilirne una durata limitata nel tempo (tre anni). A proporre tale norma fu il Ministro dei Trasporti dell’epoca (Claudio Signorile, tecnico di fiducia Ercole Incalza) con l’esplicita motivazione di utilizzare tale procedura per affidare i contratti per la realizzazione  delle infrastrutture per il Treno ad Alta Velocità. I contratti erano definiti dalla legge 80/87 “concessioni di progettazione e costruzione” con l’esplicita esclusione della gestione; esattamente identici dunque all’affidamento a contraente generale,  definito dalla legge 443/2001 come "...concessionario con l’esclusione della gestione". Sulla legge 80, nonostante i suo caratteri straordinari, e nonostante la sua previsione a termine, vi fu un esplicita censura della Corte Europea, che non ebbe seguito solo per il fatto che la norma nel frattempo veniva meno. 
Concessioni analoghe, senza la gestione, sono state adottate nello stesso periodo per la realizzazione del Piano Sanitario Nazionale, varato con l’art. 20 della finanziaria del 1988, con un programma che prevedeva investimenti per circa 30.000 miliardi di vecchie lire. In questo caso gli analoghi compiti affidati ai contraenti generali assumevano la forma della cosiddetta “concessione di committenza”, nella quale la principale differenza con la “concessione di progettazione e costruzione” è solo data dalle modalità di calcolo del corrispettivo pagato dall’Amministrazione aggiudicatrice.
Sulle “concessioni di committenza” il Parlamento intervenne in modo specifico e determinato, con una legge ad hoc, la 492/1993, con la quale si stabiliva addirittura l’annullamento (retroattivo) delle concessioni che il Ministro del bilancio Paolo Cirino Pomicino, di concerto con quello della Sanità Francesco De Lorenzo,  aveva affidato a tre general-contractor privati, per un valore di 2.100 miliardi. Fra questi vi era anche Fiat-Engineering Spa, i cui dirigenti, nel momento in cui la FIAT decise di collaborare con i magistrati di Manipulite, ammisero la pattuizione di tangenti confermando quanto già aveva messo a verbale il segretario del Ministro della Sanità: "…i concessionari avrebbero messo a disposizione un 5% delle loro spettanze  il quale, se ben ricordo, doveva essere diviso per il 2% alla DC, il 2% al PSI e con un sotto-accordo lo 0,50% a Pomicino e lo 0,50% al PLI". 
Nel complessivo riordinamento della materia, avvenuto nel 1994 con l’emanazione della legge quadro sui lavori pubblici, proprio per la grave serie di abusi che avevano frequentemente caratterizzato l’istituto della concessione, la legislazione di riforma ha espressamente soppresso sia l’istituto della concessione di committenza che quello di sola costruzione, consentendo alla Pubblica Amministrazione il ricorso alla concessione unicamente laddove correlata alla gestione delle opere realizzate. 
Merita al riguardo ricordare la Relazione al Presidente del Consiglio dei Ministri (Roma, luglio 1992) dell'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, sempre in relazione alle distorsioni della concessione nel periodo di tangentopoli: "Va infine osservato che in larghissima parte la pratica degli affidamenti in concessione per l’esecuzione di opere pubbliche si è sviluppata in aperto contrasto con le norme comunitarie (e con la stessa normativa nazionale di recepimento) che limitano la figura della concessione ai soli contratti nei quali il corrispettivo delle attività svolte dal concessionario è rappresentato, in tutto o in parte, dal diritto di gestire l’opera realizzata. In base a tali norme, quindi, tutte le diverse forme di concessione a costruire, non accompagnate dalla gestione dell’opera, devono ritenersi equiparate all’appalto e come tali regolate".
Nella concessione solo la condizione della gestione dell’opera, come controprestazione, rappresenta la garanzia essenziale per il concedente della efficace realizzazione delle prestazioni affidate al concessionario. Solo questa condizione può garantire il committente che le numerose e delicate funzioni pubbliche trasferite al concessionario vengano espletate correttamente e per realizzare un’opera di qualità e con costi congrui. Solo questa condizione, il “diritto di gestire”, determina nel concessionario una condizione di “interesse oggettivo e soggettivo” a definire un buon progetto, una buona esecuzione con costi e tempi contenuti. Solo se dalla gestione dell’opera dovrà ricavare (recuperare) le risorse necessarie per realizzarla, sarà stimolato a farla presto e bene.  Solo se l’opera sarà fatta bene potrà utilizzarla con il massimo profitto, senza interruzioni nella gestione per tutta la durata della concessione.
La legge 443/2001, con la esclusione della gestione, ha sancito  in capo al contraente generale una condizione di assoluta libertà nell’affidamento di attività a soggetti terzi (progettisti, società di servizio, imprese, ecc.). La norma prevede espressamente che il contraente generale:" (…) possa liberamente affidare a terzi l’esecuzione delle proprie prestazioni.". Può in altri termini affidare a trattativa privata qualsiasi attività ed al soggetto che può scegliere quando e come vuole. Il contraente dunque è oggettivamente spinto a realizzare un rapporto con gli affidatari  terzi giocato tutto e solo sul prezzo della prestazione a scapito della qualità, per la quale non ha alcun interesse soggettivo o oggettivo in virtù della assenza di qualsiasi responsabilità sulla gestione. Tutto ciò ha delle conseguenze anche sull’interesse al controllo del sistema dei subappalti e della sub-contrazione, che tende, oggettivamente, a scomparire.
Che dire, inoltre, dei tempi e della qualità delle opere affidate ad un “concessionario con l’esclusione della gestione dell’opera”.  Il contraente generale si trova in una condizione di interesse che realizza anche il paradosso di convenienza sulla durata del rapporto contrattuale, avendone anche il totale controllo sia diretto che indiretto. Non solo, anche la richiesta di varianti (quasi inevitabili per opere complesse ed affidate solo sulla base di un progetto preliminare) non possono che essere auspicate (se non sollecitate) dallo stesso contraente. Ritorna qui la condizione ibrida (e anomala) di un soggetto privato al quale sono affidati tutti i poteri del concessionario (e dunque del committente) senza alcuna responsabilità sulla gestione e con un interesse, reale e legittimo, a far durare più a lungo possibile le fasi di progettazione e di costruzione e a farle costare il più possibile.
La non responsabilità sulla gestione dell’opera (e dunque l’assenza di qualsiasi rischio derivante da una cattiva esecuzione dei lavori) determina una assenza sostanziale di interesse del contraente-generale anche sulla qualità e affidabilità dell’opera. Condizione questa che si presenta in termini assolutamente più esposti rispetto alla analoga situazione dell’appaltatore; questi infatti esegue l’opera sulla base di un progetto esecutivo ed è sottoposto ad un controllo costante del committente in fase di esecuzione attraverso il Direttore dei Lavori. Nel caso del contraente-generale invece il controllo della esecuzione è in capo ad esso stesso con tutte le conseguenze ovvie di tale paradossale situazione.
Nei casi delle opere nelle quali i contraenti generali  hanno affidato la direzione dei lavori alla società dell’ing. Perotti tutti questi caratteri anomali della relazione contrattuale (qualità dei lavori,  qualità dei materiali, assenza di controlli, aumento abnorme dei costi, etc.), si ritrovano interamente e puntualmente. Come si ritrovano puntualmente ed inevitabilmente fenomeni di relazioni corruttive.
Registriamo che ad oltre dodici anni dalla introduzione nel nostro ordinamento di un istituto  contrattuale palesemente criminogeno, non solo le forze politiche e le associazioni di rappresentanza delle imprese e dei lavoratori, ma addirittura l’Autorità di Vigilanza sui Lavori Pubblici prima e l’Autorità per Vigilanza sui Contratti Pubblici dopo non si sono mai espresse in merito consentendo l’applicazione di una norma palesemente criminogena che ha già prodotto enormi danni erariali, ambientali e sociali. E’ ora che venga semplicemente e immediatamente cancellata.

Ivan Cicconi

*versione estesa dell'articolo apparso sul Fatto Quotidiano il 2 aprile 2015