19 novembre 2014

Tav a Firenze: terre, milioni e disastri

Riprendiamo dal #9 de La Città invisibile (leggi tutto il numero della rivista)

Tav a Firenze: terre, milioni e disastri

Mentre i lavori dei cantieri Tav di Firenze continuano a languire da quasi due anni, nel retroscena si manovra alacremente per mandare avanti in sordina un progetto che si rivela sempre più insostenibile.
Dopo il blocco dei cantieri del gennaio 2013, seguito all’inchiesta della magistratura (con il sequestro della fresa che avrebbe dovuto scavare i tunnel e la successiva ondata di arresti nel settembre 2013) e dopo il fallimento di fatto dell’appaltatrice Coopsette, è circolata durante l’estate la notizia del subentro di Condotte s.p.a., multinazionale già nota per non essersi accorta di aver subappaltato lavori della statale ionica a ditte della ‘ndrangheta, con l’immediato coro della politica sul pronto riavvio dei lavori. Annunci privi di senso, dal momento che le terre di scavo provenienti dai tunnel (circa 2 milioni di metri cubi) tuttora non hanno destinazione.
Ricapitoliamo brevemente la questione. Secondo la normativa precedentemente in vigore, terre cui vengono miscelati additivi (come bentonite, pvc ecc.) dovevano essere considerate rifiuti speciali, e non potevano essere usate tali e quali per lavori di ripristino ambientale, ma dovevano essere prima trattate opportunamente, oppure smaltite in discarica.
È proprio il caso che riguarda lo smarino dei tunnel fiorentini, che si sperava di utilizzare direttamente per realizzare le dune dell’area della miniera dismessa di S. Barbara nel comune di Cavriglia.
Il governo Berlusconi, con la Prestigiacomo ministro dell’Ambiente, già tentò di trasformare questi rifiuti in “terra da coltivo” per decreto, ma incontrò l’ostacolo della commissione europea e fu costretto a ritirare il provvedimento. Ci ha riprovato il governo Monti, riuscendo a farlo approvare (ma tuttora non sappiamo se per questo andremo incontro a qualche procedimento di infrazione da parte della UE). Ministro dell’Ambiente era Clini, proprio in questi giorni agli “onori” delle cronache perché indagato e a processo per corruzione nell’abito di altre vicende.
Tuttavia, in seguito alle inchieste e all’arresto addirittura del geologo dell’ufficio VIA del ministero, il ministro Orlando (governo Letta) si è visto costretto a sospendere il Piano di Utilizzo delle Terre dirette nel Valdarno, e a chiedere a Nodavia che individuasse un organismo terzo per valutare la natura e le caratteristiche dello smarino. Nodavia stessa ha poi chiesto una proroga alla sospensiva del PUT fino ai primi mesi del 2015, per dare tempo al CNR di svolgere le sue analisi.
L’ultimo capitolo sulla vicenda delle terre di scavo sta nel perverso decreto Sblocca Italia del governo Renzi, meglio ribattezzato Rottama Italia, ormai convertito in legge, che nell’articolo 8 affida ai ministeri di rivedere in tutta fretta la normativa vigente, ulteriormente verso il basso, in nome della “semplificazione”. Al danno poi si aggiunge la beffa: l’articolo è uno dei due che costituiscono il capo intitolato “Misure urgenti in materia ambientale e per la mitigazione del dissesto idrogeologico”. In un momento in cui l’Italia sta letteralmente franando era proprio un provvedimento di deregolamentazione quello di cui si sentiva il bisogno.
Nel frattempo il comitato NoTunnelTav, leggendo il bilancio di Nodavia presentato a giugno 2014, ha scoperto che addirittura Nodavia stessa avrebbe chiesto a RFI di poter bloccare i lavori, dal momento che mancano i presupposti per poterli eseguire, ma RFI (e cioè il committente) avrebbe insistito per continuare anche con interventi privi di rilievo. E soprattutto nel bilancio si legge che le riserve, cioè l’aumento che la ditta richiede sulla cifra accordata nell’appalto, ammontano già a 528 milioni di euro. Il che significa che in breve tempo il costo dell’opera è già esploso fino a quasi raddoppiare ancora prima di aver svolto i lavori!
Forse allora si comprende meglio perché il presidente di Condotte, Duccio Astaldi, si sia accollato la rogna dei lavori fiorentini, e dichiari, più o meno sconsideratamente, di pensare anche alla sostituzione della fresa (già deteriorata e inidonea ancora prima dell’uso, come emerso dalle indagini della magistratura) e a soluzioni alternative per le terre di scavo, o magari allo scavo della sola Foster (che in tal caso rimarrebbe un centro commerciale senza stazione). Ma tutto ciò a spese di chi?
In quelli che dovevano essere “cantieri di cristallo”, intanto i cittadini osservano da gennaio scorso il verificarsi di uno strano movimento di camion, come denunciato in un esposto alla magistratura dal comitato NoTunnelTav, e come ridocumentato recentemente da Idra: questi camion trasportano terra, ma non in uscita – cosa che del resto avrebbe dovuto avvenire via treno – bensì in ingresso. Che cosa sta avvenendo? Anche l’Autorità Nazionale Anticorruzione di Raffaele Cantone si sta occupando del nodo AV di Firenze proprio in relazione all’aumento dei costi, ai ritardi e alle gravissime illegalità emerse dalle indagini giudiziarie.
A fronte di tutto questo, la politica continua come un disco rotto con i vecchi refrain “presto e bene” e “liberiamo i binari di superficie per i pendolari”. Argomenti risibili, dal momento che la strozzatura dei treni diretti verso Arezzo è a valle dei tunnel fiorentini, in corrispondenza dello snodo di Rovezzano; e mentre sembra ormai annunciato che nel nuovo orario Trenitalia da dicembre prossimo i treni pendolari per il Valdarno saranno dirottati sulla linea lenta per far posto sulla direttissima al passaggio dei soli treni veloci. Al contrario, con i soldi sprecati nel progetto AV si potrebbe ristrutturare e potenziare la rete di superficie, creando un servizio efficiente per tutta l’area metropolitana.
Le responsabilità di un trasporto pubblico sempre più malridotto, dello scempio della città e del vergognoso e gigantesco sperpero di denaro pubblico chiamano in causa tutti i livelli della politica nazionale e locale: dal Governo, che persegue con rinnovato cinismo la vecchia linea delle grandi opere e della cementificazione, alla Regione, che continua a propagandare i tunnel con argomenti insostenibili, al Sindaco Nardella, che sembra preoccupato solamente delle responsabilità che lo possano toccare personalmente quando si verificheranno danni legati ai lavori.
Non esiste altra via d’uscita dignitosa che bloccare questo progetto assurdo.
Martina Taiuti, Comitato No Tunnel Tav Firenze
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Mentre i lavori dei cantieri Tav di Firenze continuano a languire da quasi due anni, nel retroscena si manovra alacremente per mandare avanti in sordina un progetto che si rivela sempre più insostenibile.

Dopo il blocco dei cantieri del gennaio 2013, seguito all’inchiesta della magistratura (con il sequestro della fresa che avrebbe dovuto scavare i tunnel e la successiva ondata di arresti nel settembre 2013) e dopo il fallimento di fatto dell’appaltatrice Coopsette, è circolata durante l’estate la notizia del subentro di Condotte s.p.a., multinazionale già nota per non essersi accorta di aver subappaltato lavori della statale ionica a ditte della ‘ndrangheta, con l’immediato coro della politica sul pronto riavvio dei lavori. Annunci privi di senso, dal momento che le terre di scavo provenienti dai tunnel (circa 2 milioni di metri cubi) tuttora non hanno destinazione.

Ricapitoliamo brevemente la questione. Secondo la normativa precedentemente in vigore, terre cui vengono miscelati additivi (come bentonite, pvc ecc.) dovevano essere considerate rifiuti speciali, e non potevano essere usate tali e quali per lavori di ripristino ambientale, ma dovevano essere prima trattate opportunamente, oppure smaltite in discarica.

È proprio il caso che riguarda lo smarino dei tunnel fiorentini, che si sperava di utilizzare direttamente per realizzare le dune dell’area della miniera dismessa di S. Barbara nel comune di Cavriglia.

Il governo Berlusconi, con la Prestigiacomo ministro dell’Ambiente, già tentò di trasformare questi rifiuti in “terra da coltivo” per decreto, ma incontrò l’ostacolo della commissione europea e fu costretto a ritirare il provvedimento. Ci ha riprovato il governo Monti, riuscendo a farlo approvare (ma tuttora non sappiamo se per questo andremo incontro a qualche procedimento di infrazione da parte della UE). Ministro dell’Ambiente era Clini, proprio in questi giorni agli “onori” delle cronache perché indagato e a processo per corruzione nell’abito di altre vicende.

Tuttavia, in seguito alle inchieste e all’arresto addirittura del geologo dell’ufficio VIA del ministero, il ministro Orlando (governo Letta) si è visto costretto a sospendere il Piano di Utilizzo delle Terre dirette nel Valdarno, e a chiedere a Nodavia che individuasse un organismo terzo per valutare la natura e le caratteristiche dello smarino. Nodavia stessa ha poi chiesto una proroga alla sospensiva del PUT fino ai primi mesi del 2015, per dare tempo al CNR di svolgere le sue analisi.

L’ultimo capitolo sulla vicenda delle terre di scavo sta nel perverso decreto Sblocca Italia del governo Renzi, meglio ribattezzato Rottama Italia, ormai convertito in legge, che nell’articolo 8 affida ai ministeri di rivedere in tutta fretta la normativa vigente, ulteriormente verso il basso, in nome della “semplificazione”. Al danno poi si aggiunge la beffa: l’articolo è uno dei due che costituiscono il capo intitolato “Misure urgenti in materia ambientale e per la mitigazione del dissesto idrogeologico”. In un momento in cui l’Italia sta letteralmente franando era proprio un provvedimento di deregolamentazione quello di cui si sentiva il bisogno.

Nel frattempo il comitato NoTunnelTav, leggendo il bilancio di Nodavia presentato a giugno 2014, ha scoperto che addirittura Nodavia stessa avrebbe chiesto a RFI di poter bloccare i lavori, dal momento che mancano i presupposti per poterli eseguire, ma RFI (e cioè il committente) avrebbe insistito per continuare anche con interventi privi di rilievo. E soprattutto nel bilancio si legge che le riserve, cioè l’aumento che la ditta richiede sulla cifra accordata nell’appalto, ammontano già a 528 milioni di euro. Il che significa che in breve tempo il costo dell’opera è già esploso fino a quasi raddoppiare ancora prima di aver svolto i lavori!

Forse allora si comprende meglio perché il presidente di Condotte, Duccio Astaldi, si sia accollato la rogna dei lavori fiorentini, e dichiari, più o meno sconsideratamente, di pensare anche alla sostituzione della fresa (già deteriorata e inidonea ancora prima dell’uso, come emerso dalle indagini della magistratura) e a soluzioni alternative per le terre di scavo, o magari allo scavo della sola Foster (che in tal caso rimarrebbe un centro commerciale senza stazione). Ma tutto ciò a spese di chi?

In quelli che dovevano essere “cantieri di cristallo”, intanto i cittadini osservano da gennaio scorso il verificarsi di uno strano movimento di camion, come denunciato in un esposto alla magistratura dal comitato NoTunnelTav, e come ridocumentato recentemente da Idra: questi camion trasportano terra, ma non in uscita – cosa che del resto avrebbe dovuto avvenire via treno – bensì in ingresso. Che cosa sta avvenendo? Anche l’Autorità Nazionale Anticorruzione di Raffaele Cantone si sta occupando del nodo AV di Firenze proprio in relazione all’aumento dei costi, ai ritardi e alle gravissime illegalità emerse dalle indagini giudiziarie.

A fronte di tutto questo, la politica continua come un disco rotto con i vecchi refrain “presto e bene” e “liberiamo i binari di superficie per i pendolari”. Argomenti risibili, dal momento che la strozzatura dei treni diretti verso Arezzo è a valle dei tunnel fiorentini, in corrispondenza dello snodo di Rovezzano; e mentre sembra ormai annunciato che nel nuovo orario Trenitalia da dicembre prossimo i treni pendolari per il Valdarno saranno dirottati sulla linea lenta per far posto sulla direttissima al passaggio dei soli treni veloci. Al contrario, con i soldi sprecati nel progetto AV si potrebbe ristrutturare e potenziare la rete di superficie, creando un servizio efficiente per tutta l’area metropolitana.

Le responsabilità di un trasporto pubblico sempre più malridotto, dello scempio della città e del vergognoso e gigantesco sperpero di denaro pubblico chiamano in causa tutti i livelli della politica nazionale e locale: dal Governo, che persegue con rinnovato cinismo la vecchia linea delle grandi opere e della cementificazione, alla Regione, che continua a propagandare i tunnel con argomenti insostenibili, al Sindaco Nardella, che sembra preoccupato solamente delle responsabilità che lo possano toccare personalmente quando si verificheranno danni legati ai lavori.

Non esiste altra via d’uscita dignitosa che bloccare questo progetto assurdo.


Tav a Firenze: terre, milioni e disastri


Tav a Firenze: terre, milioni e disastri

10 novembre 2014

Un riscontro alla nostra analisi del bilancio Nodavia

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Tav Firenze, Bonafede (M5S): “Costruttore prevede innalzamento costi di sei volte”

7 novembre 2014 - “Il costruttore prevede un rischio di innalzamento dei costi che è (maggiore, ndr) di circa sei volte”. Così Alfonso Bonafede (M5S), vicepresidente della commissione Giustizia alla Camera, denuncia i possibili rincari del progetto di sotto-attraversamento dei binari dell’alta velocità di Firenze. Lo fa dalla sala Incontri di Palazzo Vecchio, con Luigi Di Maio e altri esponenti del Movimento 5 Stelle. Bonafede appoggia la “proposta alternativa di passaggio in superficie, che costerebbe 300 milioni di euro”. Poi racconta di un incontro avuto con il sindaco di Firenze, Dario Nardella, che “sembrava un film di Totò”. “Era all’oscuro delle problematiche. E’ rimasto senza parole, se non per chiedere, a noi, se il sindaco rischiava”, spiega Bonafede. .... (Leggi/Video)

05 novembre 2014

Presidio no tunnel Tav

Presidio NO TUNNEL TAV 
mercoledì 05 novembre presso stazione ferroviaria di Firenze Rifredi, lato via dello Steccuto, 
dalle ore 16.30 alle ore 19.00



04 novembre 2014

Passante AV di Firenze, uno sguardo sul bilancio 2013 di Nodavia: i costi esplodono, i problemi tecnici sono irrisolvibili.


COMUNICATO STAMPA

Firenze, 4 novembre 2014

Passante AV di Firenze, uno sguardo sul bilancio 2013 di Nodavia: i costi esplodono, i problemi tecnici sono irrisolvibili.


Il Comitato No Tunnel TAV di Firenze ha iniziato ad analizzare il bilancio 2013 (pubblicato nel 2014) della società Nodavia, quella che dovrebbe realizzare il Passante AV. Due sono le evidenze che balzano subito ad una prima lettura: l'aumento vertiginoso dei costi, l'impossibilità di portare a termine i lavori.
Nella “Relazione sulla Gestione” c'è una interessante analisi e cronistoria dei lavori, certamente di parte, tendente a scaricare sul committente (RFI) tutte le responsabilità, ma che spalanca finestre sulle troppe zone d'ombra che hanno caratterizzato l'andamento dei lavori e rende manifesti i motivi della reticenza della politica a parlarne.
Riassumiamo anche noi; per quanto riguarda i costi e i relativi aumenti vertiginosi:
Coopsette si è aggiudicata i lavori per poco più di 700 milioni di euro, divenuti poi 770 per varianti intervenute. Nel gennaio 2013 le indagini della Procura della Repubblica di Firenze - con il sequestro di materiale, della fresa e di conti correnti - hanno reso problematico il proseguimento dei lavori. Nodavia, società creata espressamente per realizzare il Passante, avrebbe ripetutamente chiesto, si dice nel documento, la sospensione totale dei lavori al committente (RFI, cioè Ferrovie). Italferr, la società di progettazione di Ferrovie, avrebbe invece insistito per la prosecuzione dei lavori che non erano bloccati dai sequestri e/o dalla mancanza di autorizzazioni.
Le principali opere realizzate sarebbero: le piazzole di stoccaggio delle terre a Santa Barbara e i pali di ancoraggio della stazione AV ai Macelli, questi ultimi sovradimensionati alle necessità, secondo molti tecnici, ma utilissimi a generare alti costi e quindi alti profitti.
Nel documento di Nodavia si precisa che al 31 dicembre 2013 lo stato di avanzamento dei lavori era pari a € 209.179.654. Si tenga conto che nel SAL (stato avanzamento lavori) è compresa anche la realizzazione dello “scavalco” di Castello, il cui costo si aggira sui 90 milioni di euro. Il valore delle opere del sottoattraversamento vero e proprio (tunnel e stazione) sarebbe di circa 120 milioni di euro.
Nel capitolo sulle “riserve” ci sono dati inquietanti. Precisiamo, per i non addetti ai lavori, che le “riserve” sono la richiesta da parte del costruttore di maggiori prestazioni economiche dovute ad aumenti dei costi, insomma quanto viene preteso in più rispetto agli accordi fatti.
Nodavia rivendica un notevole aumento di costi - di conseguenza alte “riserve” - e attribuisce la responsabilità al committente (Ferrovie). L'aumento dei costi verificatosi sarebbe da imputare al procedere rallentato dei lavori, alla sotto-utilizzazione del cantiere, alla impossibilità di smaltire le terre di scavo come previsto, il tutto aggravato dal mancato stop ai lavori.
In questo momento al comitato non interessa stabilire a chi si debbano imputare tali responsabilità, ma preme soprattutto evidenziare la follia rappresentata dalla volontà di non interrompere i lavori.
Tali “riserve” ammonterebbero a 
  • € 421.384.866 (quattrocento milioni) al 31 ottobre 2013,
  • € 528.184.977 (cinquecentoventotto milioni) al 30 aprile 2014.
A quanto ammontino oggi, novembre 2014, non è dato sapere, ma possiamo inferire che, se la dinamica è la stessa, saremo ad oltre € 600.000.000 (seicento milioni!).
Questi sommari conti mostrerebbero come i costi dei “non-lavori” del Passante comportino un aumento di oltre il 500%. In 6 mesi le “riserve” sono aumentate di € 106.800.111(oltre cento milioni).
Quando si hanno “riserve” nell'esecuzione di un'opera, di solito è il direttore dei lavori che stabilisce la congruità della richiesta. Tale figura sarebbe a garanzia degli interessi del committente e da questo pagato, invece nel caso della figura criminogena del general contractor, il direttore dei lavori è alle dipendenze e pagato dal costruttore stesso! Possiamo immaginare quali interessi saranno principalmente tutelati. Ovviamente in simili situazioni si ricorre spesso ad un arbitrato (anche nella “Relazione sulla gestione” se ne accenna) che stabilisca un ammontare concordato di tali “riserve”, ma al Comitato non interessa sapere in anticipo l'importo esatto che raggiungeranno queste spese, ma piuttosto denunciare l'aumento dei costi che è stato e continua ad essere una follia.

Per quanto riguarda l'impossibilità tecnica di proseguire i lavori ci sono vari motivi che ne impediscono praticamente il proseguimento, anzi rendono irrealizzabile l'opera; elenchiamo solo i principali rimandando gli interessati ad approfondire la lettura del documento di Nodavia:
1. la mancanza di autorizzazione paesaggistica,
2. la mancata definizione di alcune varianti economiche e progettuali,
3. soprattutto l'impossibilità di poter gestire le terre di scavo prodotte dalla fresa nella realizzazione delle gallerie e conferirle, come previsto, a Santa Barbara.

Il Comitato tiene a far rilevare che queste vergognose anomalie si sono verificate DOPO le dimissioni dei dirigenti e amministratori di Nodavia, Italferr, strutture dei ministeri travolti dalle indagini della magistratura; questo scempio sta avvenendo con i consigli di amministrazione ripuliti!
Recentemente si è pubblicamente detto che la Società italiana Condotte sarebbe subentrata a Coopsette - che versa in pessime condizioni economiche - nel controllo di Nodavia. Il Comitato si è chiesto come mai una società come Condotte si sarebbe presa una gatta da pelare come il Passante di Firenze; adesso è chiaro che quel che viene acquistato è una brutta confezione che contiene però un prezioso tesoro: quello delle centinaia di milioni di “riserve” che Nodavia nasconde in seno, tutte a carico delle Ferrovie dello Stato Italiane, cioè del Ministero del Tesoro; ancora una volta paga Pantalone!

A questo punto non ci si può esimere dallo stigmatizzare tutti i richiami alle presunte penali che vi sarebbero in caso di abbandono dell'opera. Premesso che in occasioni passate la prassi è stata quella di avviare una trattativa con le ditte appaltatrici e che a nostra conoscenza non c'è alcun caso di tali pagamenti, ci sarebbe da far presente che queste sarebbero state eventualmente circa 50 milioni. Invece, con indegna trascuratezza (o dolo?), si è preferito arrivare a regalare 10/12 volte tanto ad una delle più chiacchierate imprese italiane.

Questa situazione non può che chiamare in causa tutta la politica nazionale:
  • Tutta la filiera di controllo sulle grandi opere che praticamente non esiste;  anche il tanto pubblicizzato Osservatorio Ambientale si è dimostrato totalmente inutile. Non è pensabile e possibile affidare questo compito alla magistratura che interviene solo a reato commesso.
  • Il Governo che, in questa fase di stretti controlli delle spese, sta permettendo uno sperpero vergognoso.
  • Il Ministero del Tesoro che detiene le quote azionarie di Ferrovie dello Stato Italiane, la società che sta sperperando i soldi dei contribuenti e dei biglietti dei viaggiatori. Pretendere le dimissioni di chi ha permesso uno spreco da centinaia di milioni parrebbe il minimo.
  • Le Ferrovie dello Stato che sembrano più una società di distribuzione di appalti e favori con soldi pubblici, che non una impresa di trasporti.
  • La Regione Toscana che ha sempre sostenuto senza pudore l'opera come “strategica”, “occasione irripetibile per la Toscana”, “strumento di rilancio dell'economia regionale”. Il tutto mentre il servizio locale è in condizioni pietose e vergognose, mentre le FSI, con il prossimo orario e col silenzio dell'assessore Vincenzo Ceccarelli, stanno addirittura progettando di dirottare tutti i treni regionali per il Valdarno dalla linea direttissima alla linea lenta (via Pontassieve), condannando i pendolari a 20 minuti di tempo in più per ogni singolo viaggio. Solo con i soldi delle “riserve” rivendicate si sarebbe potuta potenziare tutta la rete ferroviaria di superficie.
  • Il Comune, il cui sindaco Dario Nardella ha recentemente incontrato dei tecnici che collaborano con il Comitato NO TUNNEL TAV; in quella riunione si è preoccupato, con l'assistenza dell'ingegner Giacomo Parenti, solo delle possibili responsabilità a lui imputabili senza voler minimamente vedere il disastro rappresentato dal Passante TAV per una città come Firenze, classificata dall'Unesco patrimonio dell'umanità.
Insomma la conclusione non può che essere una: È indispensabile uscire dal progetto TAV di Firenze. Ogni dilazione è un crimine.

31 ottobre 2014

Prossimi presidi

Prossimi presidi NO TUNNEL TAV

- venerdi 31 ottobre ore 16.00/19.00 
davanti alla stazione di Firenze Campo Marte lato via Mannelli
- mercoledi 05 novembre 2014 ore 16.00/19.00 
davanti alla stazione di Firenze Rifredi lato via dello Steccuto.

29 ottobre 2014

INCONTRO DI GRUPPI IN LOTTA CONTRO LE GRANDI OPERE INUTILI E IMPOSTE


INCONTRO DI GRUPPI IN LOTTA CONTRO LE GRANDI OPERE INUTILI E IMPOSTE
Firenze del 18-19 ottobre 2014

Relazione sintetica dell'incontro:
  • è emersa una radicale opposizione al decreto “sblocca Italia” che, per quanto riguarda le GOII, è lo sdoganamento di ogni folle progetto, la deregolamentazione della normativa ambientale e urbanistica; al tempo stesso renderà problematico anche il completamento di quanto appaltato, sempre nella logica che le GOII danno maggiori profitti se trovano difficoltà di realizzazione e tempi lunghi; analogamente è stato rilanciato l'allarme per il TTIP (trattato transatlantico su commercio e investimenti) che può rendere peggiori, per gli stati e i cittadini, le condizioni economiche delle GOII,
  • è stata evidenziata la capacità, da parte della moltitudine di gruppi che si oppongono alle GOII, di elaborare proposte alternative su uso delle risorse, per l'utilità sociale e ambientale delle infrastrutture, per creare vere occasioni di lavoro,
  • è stata enfatizzata la necessità di una forte relazione col mondo del lavoro; nella fase attuale di difficoltà economiche, culturali e politiche dei lavoratori si è riconosciuta la difficoltà di un rapporto costruttivo; il mondo del lavoro dovrebbe essere il naturale alleato di chi si oppone alle GOII, poiché le proposte alternative generano più posti di lavoro e di qualità migliore; le difficoltà sono dovute anche all'ottuso atteggiamento dei sindacati confederali troppo proni ai desiderata padronali e lontani da una necessaria progettualità sociale,
  • si è parlato delle forme di lotta, del diritto di resistenza, delle forme di repressione che, specie nei punti di maggior partecipazione popolare, raggiungono acuti di violenza; i provvedimenti amministrativi, apparentemente meno pesanti, sono in realtà molto più gravi per dei singoli cittadini che si possono veder rovinata la vita di tutta la famiglia,
  • si è ribadita la necessità di avere un forte radicamento sociale e auspicato un forte protagonismo non solo degli attivisti, ma di tutte le persone, arma principale di chi vuol operare dal basso,
  • democrazia e informazione: capitoli tragici anche in relazione alle GOII; le norme di deregolamentazione introdotte sono sostanzialmente un furto di democrazia in quanto si affida la possibilità di decidere solo ai gruppi economico/finanziari che impongono le GOII; chi controlla i principali media spesso coincide con le imprese coinvolte nella realizzazione delle GOII, il che garantisce informazione distorta,
  • si è affermato con nettezza che territorio e servizi devono essere sotto controllo dei cittadini; è necessario uno sforzo per elaborare modalità,
  • è stata riconosciuta la mancanza di ruolo e controllo da parte delle istituzioni (regioni, arpa, enti locali...); ogni controllo è sostanzialmente delegato agli stessi costruttori, abolendo così uno dei principi cardine della democrazia sostanziale: la terzietà,
  • si è affermato il diritto per tutti all'uso del territorio, per il diritto alla casa, per dare risposte giuste al dilagare degli sfratti, a favore dell'edilizia pubblica e l'utilizzo del patrimonio esistente,
  • è presente in tutti la consapevolezza che i cittadini autorganizzati sono l'alternativa alle GOII e al disastro ambientale, sociale, economico in atto,
  • è stato ricordato il problema dello stoccaggio delle scorie nucleari, enorme problema attualmente irrisolto in tutto il mondo, derivante dalla folle politica nucleare,
  • si è riconosciuto come la speculazione finanziaria sia vicino al fenomeno delle GOII, di come queste ne siano un aspetto,
  • è stata ricordata la data dell'8 dicembre, giornata contro le GOII; è stato richiesto di collegare l'evento con la marcia antinucleare che si terrà nello stesso periodo; sono stati invitati tutti i gruppi a organizzare iniziative decentrate ovunque possibile,
  • nel corso del dibattito è emersa l’offerta del movimento No TAV del Friuli di organizzare la prossima estate il Forum internazionale contro le GOII quella regione; l'assemblea ha accettato e si verificherà la condivisione della scelta da parte di tutti i gruppi non italiani,
  • si è espressa la volontà di partecipare al Forum Sociale Mondiale che si terrà a Tunisi alla fine di marzo 2015; obiettivo dichiarato è quello di creare un legame con movimenti e gruppi dal Magreb e Mashrek, dando un segnale politico alternativo all'Europa dei banchieri.

A livello locale è emerso:
  • la necessità di fare chiarezza sulla discarica di Paterno (in Mugello, che accoglie sia terre altamente inquinate dei cantieri TAV, sia rifiuti tossici),
  • l’utilità di un coordinamento cittadino di comitati che dia risposte alle varie emergenze fiorentine.

19 ottobre 2014

ROTTAMIAMO LE GRANDI OPERE INUTILI E IMPOSTE

SBLOCCHIAMO LE PICCOLE OPERE UTILI E NECESSARIE

I comitati italiani in lotta contro le Grandi Opere Inutili e Imposte (GOII) riuniti a Firenze il 18 e 19 ottobre dichiarano che il decreto “sblocca Italia” è l'ultimo provvedimento per sottrarre ai cittadini enormi risorse finanziarie e la ricchezza unica rappresentata dal territorio.

Ciò è dimostrato anche dall'ennesimo disastro ambientale avvenuto negli ultimi giorni in Liguria e Toscana.  Alle popolazioni colpite è stata espressa la solidarietà del Forum contro le GOII.

Si è tenuto un ricco dibattito da cui è emersa la necessità di una reale alternativa alla folle politica delle Grandi Opere e della cementificazione, parte della gestione neoliberista della crisi.

E' stato deciso che i comitati e i movimenti che animano il Forum contro le GOII organizzeranno  anche quest'anno eventi diffusi sul territorio nazionale nell'ambito della Giornata Europea contro le GOII che si celebra l'8 dicembre.

Il Forum italiano contro le GOII ha deciso di partecipare al Forum Sociale Mondiale che si terrà a Tunisi nel prossimo mese di marzo 2015.

Domenica mattina 19 ottobre i partecipanti all'incontro hanno posto, assieme alla sezione Oltrarno dell'ANPI, una corona di fiori in piazza Tasso, al monumento che ricorda la strage nazifascista del 17 luglio 1944, avvenuta pochi giorni prima della liberazione di Firenze.

Contatto: No Tunnel TAV
http://notavfirenze.blogspot.com/
338 309 2948

17 ottobre 2014

sabato 18 e domenica 19 ottobre

Nel ricordare l'incontro di comitati contro le Grandi Opere Inutili e Imposte di sabato 18 e domenica 19 ottobre facciamo presente che faremo una diretta twitter: per gli interessati l'hashtag è #nograndioperefi

Incontro e dibattito con Winfried Wolf



La crisi, l'Unione Europea, i rischi di guerra
Uno sguardo dalla Germania


Incontro e dibattito con Winfried Wolf
direttore delle riviste Luna Park 21 e Gegen den Krieg (contro la guerra)
Domenica 19 ottobre 2014 ore 17.00
sala delle ex Leopoldine, piazza Torquato Tasso 7
In questa crisi mondiale l'Europa sembra il malato più grave. L'Italia è uno dei punti più acuti in cui la recessione, la disoccupazione, l'impoverimento si fanno più sentire....





INCONTRO IL 18-19 OTTOBRE A FIRENZE


Un invito a tutti i gruppi in lotta in Italia contro le Grandi Opere Inutili e Imposte
Il Comitato fiorentino che si oppone ad un inutile progetto TAV (il sottoattraversamento ferroviario AV della città) sente il bisogno di un incontro con associazioni, movimenti e comitati che conducono in Italia lotte simili. A questo scopo ospiteremo un incontro nella nostra città, Firenze, nel fine settimana del 18-19 ottobre 2014


16 ottobre 2014

Il Comitato No Tunnel TAV fa il punto della situazione con Cantone

Comunicato stampa

Il Comitato No Tunnel TAV fa il punto della situazione con Cantone

Il Comitato No Tunnel TAV di Firenze ha inviato alcune note tecniche al presidente dell'ANAC (Autorità Nazionale Anti Corruzione) che facciano il punto sulla vicenda del Passante AV.
Ovviamente tutti i problemi sono irrisolti; resta lo stallo della politica locale e nazionale che non sa come liberarsi di questo progetto impossibile.
Il Comitato ribadisce che la soluzione sarebbe semplicissima, economica ed efficace: abbandonare il progetto e destinare quei fondi al potenziamento della rete di superficie realizzando servizi metropolitani, collegamenti tra gli aeroporti (il Galilei di Pisa potrebbe essere raggiungibile dal Vespucci di Firenze in 35 minuti), servizi per i pendolari.
Il comitato ha anche organizzato un incontro nazionale tra gruppi che si oppongono alla “Grandi Opere Inutili e Imposte” sabato 18 e domenica 19 ottobre 2014 presso la sala delle ex Leopoldine, in piazza Torquato Tasso 7.
Obiettivi dell'iniziativa sono tessere relazioni, dare risposte collettive al precipizio rappresentato dallo “Sblocca Italia”, verificare la possibilità di realizzare un Forum italiano che si occupi di grandi opere e urbanistica., darsi strumenti di collegamento.
All'interno della due giorni ci sarà anche un incontro con Winfried Wolf, economista tedesco, direttore della rivista Luna Park 21 su temi quanto mai attuali: la crisi economica, la crisi dell'UE e i pericoli della guerra in Ucraina. Il confronto con una voce dall'altro polo delle crisi europea speriamo possa essere utile.

Note tecniche inviate al presidente ANAC

10 ottobre 2014

Segnaliamo


Comunicato stampa| Comitato Stop TTIP - Firenze| fb:StopTTIPFirenze| mail:stopttipfirenze@gmail.com| sito:http://stop-ttip-italia.net/ |cell. 3351246548

#11ottobre: Firenze aderisce alla giornata di mobilitazione internazionale per fermare il TTIP, Trattato Transatlantico di libero scambio tra Unione Europea e Stati Uniti dandosi appuntamento alle ore 15,30 sul Ponte Santa Trinita.

Il Comitato fiorentino STOP TTIP aderisce alla mobilitazione internazionale che ha come obiettivo il TTIP ed invita alla partecipazione singoli e realtà impegnate nella difesa dei diritti e dei beni comuni. Il trattato punta a creare il più grande mercato liberalizzato mondiale (40% del PIL globale) a tutto vantaggio di grandi imprese e investitori, ma minando alla base i diritti di lavoratrici e lavoratori, di cittadine e cittadini e delle comunità di entrambe le sponde dell’Atlantico.

La Campagna Stop TTIP Italia, coordinamento di più di 90 realtà di movimento, associazioni, organizzazioni sindacali e politiche, chiede il blocco immediato dei negoziati, evitando un trattato di liberalizzazione selvaggia tra Europa e Stati Uniti che metterebbe in discussione diritti acquisiti e sostenibilità sociale e ambientale.
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L’11 ottobre saranno migliaia le persone che si mobiliteranno dalla Scandinavia alla Grecia, dal Regno Unito all’Italia per dire “No” ad un accordo commerciale negoziato segretamente, che mette a rischio i diritti sociali ed economici dei cittadini europei, abbassando drasticamente gli standard di qualità di prodotti e di processi produttivi e dando in mano alle imprese il potere di denunciare gli Stati chiedendo compensazioni, in base a una previsione di perdita di profitto a causa di normative legittimamente votate da Parlamenti eletti. 

09 ottobre 2014

18 e 19 ottobre, Firenze in lotta contro le grandi opere inutili e imposte

Riprendiamo dal #6 de La Città invisibile (leggi tutto il numero della rivista)

18 e 19 ottobre, Firenze in lotta contro le grandi opere inutili e imposte

L’iniziativa è nata dalla necessità, sentita anche da altri gruppi, in particolare della Val di Susa, di fare il punto sulla situazione italiana, sia dal punto di vista dei comitati, sia per valutare quanto questo fenomeno delle infrastrutture inutili sia consistente. È importante capire, dal punto di vista dei sostenitori delle GOII, da cosa è generato questo pullulare di progetti improbabili e spesso al limite del ridicolo, tale è la loro palese inutilità.

Nell’ottica dei comitati è essenziale valutare quella che i Francesi chiamano la “convergenza delle lotte”, cioè le strategie con cui gli oppositori si organizzano e rispondono agli attacchi subiti.

Il decreto “Sblocca Italia”, rivenduto dal querulo governo Renzi come l’extrema ratio che consentirebbe al paese di uscire dalla crisi economica scimmiottando improbabili politiche keynesiane, in realtà non è altro che un via libera spudorato ai più bassi istinti predatori di questo capitalismo nostrano in crisi di profitti e di idee; per quanto riguarda urbanistica e infrastrutture inutili è il benestare totale ad ogni bramosia cementificatrice, l’abolizione di ogni residuo controllo ambientale e economico per dare mano libera alle imprese costruttrici. Lo “Sblocca Italia” è sicuramente nella linea involutiva della politica italiana degli ultimi venti anni, ma rappresenta comunque un precipitare improvviso, un colpo severo ad ogni residuo controllo pubblico, in una parola una drastica contrazione della democrazia reale.

Due aspetti speriamo di far emergere chiaramente: l’assoluta assenza di effetti benefici e di rilancio sull’economia da parte delle GOII, e la pressoché totale mancanza di progettualità politica che affida ogni scelta ai bislacchi desiderata dei principali gruppi economico/finanziari. È soprattutto dal vuoto politico, dalla mancanza di risposte alternative alla follia corrente che nasce questa proposta di incontro delle realtà in lotta.

La moltitudine di comitati che nascono ovunque nel paese sembrano essere una seria risposta della società civile che, ad un primo sguardo, appare sempre più rassegnata e inerte, ma che in realtà dimostra un fermento vivissimo. La coscienza della ricchezza e dell’importanza di questo fenomeno tanto diffuso di auto-organizzazione è alla base dell’incontro; obiettivo è verificare il livello di coscienza collettivo esistente, ma soprattutto vedere se è possibile passare da una polverizzata conflittualità ad una sistematica proposta alternativa che proponga una seria redistribuzione della ricchezza e operi perché territorio e ambiente siano risorse di tutti, per tutti e da poter consegnare ai nostri figli.

La crisi di identità del mondo del lavoro, la sua frammentazione postfordista, ne hanno ridotto drasticamente le capacità propulsiva e di progettualità politica; a questo apparente – e speriamo momentaneo – letargo si contrappone una diffusa e vivida coscienza neo-ambientalista (1). Questo fronte disperso, ma vivo, pare essere l’unico e ultimo fronte di resistenza ad un totalitarismo del profitto che non riesce a vedere un mondo che vada al di là dei bilanci e degli indici di rendimento dei capitali: l’emergenza sociale, ambientale – tale da mettere addirittura a rischio la stessa sopravvivenza della specie nel medio termine – non sono nemmeno percepite, ne viene negata e occultata l’esistenza.

L’incontro di Firenze dei gruppi in lotta contro le GOII ha invece chiaro il quadro di pericoli cui sta andando incontro l’umanità (e il nostro paese) e deve dare risposte al precipizio verso cui ci spinge questa oligarchia sempre più autoreferenziale, autoritaria, scollegata dalla realtà. Insomma noi del comitato No Tunnel TAV fiorentino speriamo che queste giornate siano un piccolo contributo alla progettazione di un altro mondo possibile.

A conclusione e a latere del dibattito di due giorni abbiamo ritenuto opportuno organizzare anche un confronto con una autorevole voce dalla Germania: alle ore 17.00 di domenica 19/10 con Winfried Wolf, giornalista e economista tedesco (vicino ai comitati che a Stoccarda si oppongono ad un progetto di sottoattraversamento della città simile a quello fiorentino) parleremo di crisi economica e politica dell’Unione Europea, dei rischi di implosione della stessa, dei pericoli di una guerra di cui quella Ucraina potrebbe essere solo un pallido prodromo. Il confronto con uno sguardo diverso da quello mediterraneo crediamo possa essere utile a trovare la strada che porti ad una vera Europa dei popoli e di libere/i cittadine/i, non quella autoritaria di una commissione sfacciatamente al servizio di multinazionali e del sistema finanziario globale.

Nota

(1) Ci teniamo a questa definizione di neo-ambientalismo rappresentato dai gruppi che stanno nascendo in difesa di ambiente, città, beni comuni; il fallimento dell’ambientalismo tradizionale, ancorato solo alla difesa isolata di realtà parziali e completamente avulso da interazioni col mondo sociale, è sotto gli occhi di tutti. La coscienza che il conflitto non è tra essere umano e natura, ma tra capitale e esseri umani/natura va rendendosi sempre più palese e si spera rivoluzioni la cultura ancora dominante.