31 marzo 2006

Lettera aperta all'assessore regionale Riccardo Conti

Gentilissimo assessore,
abbiamo sentito, nei giorni scorsi, le sue dichiarazioni perentorie sull'imminente esecuzione del sottoattraversamento di Firenze da parte della linea TAV. Noi, al posto suo, saremmo più prudenti: Firenze non è una città come tante altre; è un luogo privilegiato dove ambiente, cultura, arte si sono fusi a creare una città unica al mondo. Pensare di bucarla (TAV e tubone di asfalto a nord) come fosse groviera dovrebbe far riflettere bene, molto bene.
Ma in questo momento pre-elettorale ci preoccupano soprattutto le sue certezze riguardo al fatto che i cittadini siano d'accordo su questo faraonico progetto. I cittadini sono mai stati informati di questo progetto? Sono mai stati ascoltati? Si è mai affrontato una discussione in cui valutare vantaggi, costi, disagi di questa opera? E se sì, con chi?
Noi non c'eravamo.
Il fatto che i cittadini abbiano votato, nell'ultima tornata elettorale regionale, premiando il centro sinistra, non dovrebbe essere preso come una delega in bianco a fare tutto quello che si vuole. Proprio in questi giorni, uno dei motivi ossessivi con i quali si vuol invitare i molti perplessi a votare, il 9 aprile, per la sua coalizione, è il fatto che si deve mandare a casa Berlusconi per cambiare le cose.
E lei pensa di cambiarle così? Dicendo che ha ricevuto una legittimazione dalle elezioni: lei si sente di poter fare quello che vuole? Com'è possibile il cambiamento con questo atteggiamento?
Perché dovremmo andare a votare tra qualche giorno e magari farlo per l'Unione? Per sentirci dire che chi è investito del mandato uscito dalle urne ha un potere assoluto di governare? Questa è la cattiva propaganda della destra che dovremmo sconfiggere. Ma ci accorgiamo che dobbiamo sconfiggerla anche dentro di noi, perché alligna anche in chi vorrebbe/dovrebbe rappresentarci a sinistra.
Appunto: rappresentarci!
Dire che chi ha vinto le elezioni ha la legittimità per fare quel che crede meglio, rischia di trasformare la nostra Repubblica in una dittatura elettiva.
Democrazia non è invitare, una volta ogni cinque anni, ad un vuoto rituale burocratico in cui tirar fuori i prossimi esecutori di decisioni già prese altrove.
Un politico democratico non è solo un bravo governante, capace di prendere decisioni, farle accettare, applicarle.
Un politico eletto dovrebbe essere collettore dei bisogni dei cittadini, dovrebbe essere un catalizzatore di proposte, dovrebbe essere un esecutore della volontà collettiva, rispettando comunque i diritti di ogni minoranza.
Abbiamo forti sospetti (quasi certezze) che i progetti della TAV siano in piena sintonia con i poteri forti che orientano la politica nel nostro paese e nella nostra regione, non con i cittadini.
La democrazia ci sembra sia altrove: noi ci opporremo ai suoi progetti faraonici e inutili, sperando di far rivivere, sulle strade e sui binari della nostra città, questo fantasma chiamato democrazia, spossato da decenni di pensiero unico.
Aspettandola per un sereno e franco confronto la salutiamo.

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