27 ottobre 2006

Chiti non si pente: «Sono orgoglioso della Tav»

Sta costando troppo? Pagherà chi ha sbagliato A novembre sopralluogo del governatore Martini. E’ un’opera più complessa del tunnel sotto la Manica ma indispensabile. Scelte ambientali premiate e sicurezza al top.

«Il collegamento ferroviario veloce è importante, una necessità del Paese. Questa è una grande opera che deve far sentire l’Italia orgogliosa in un ’ottica di modernizzazione». Vannino Chiti, oggi ministro nel Governo Prodi, a metà anni Novanta era presidente della Regione: fu lui a discutere, negoziare e firmare con il Governo - insieme ai sindaci dei Comuni del Mugello e alla Provincia di Firenze (con gli omologhi dell’Emilia Romagna) - l’accordo di programma che permise l’avvio dei cantieri che sebbene con alcuni ritardi stanno per concludere i lavori del tratto fra Bologna e Firenze. 78,5 km di Tav fra le due città, di cui poco più di 73 in galleria, attraversando il ventre dell’Appennino: il primo treno dovrebbe transitare nel 2009, anche se le previsioni, inizialmente, parlavano del 2006, data slittata poi a fine 2008 e oggi al 2009 quando da Milano a Roma via Firenze (che sta a metà percorso) si impiegheranno tre ore di treno.
Il ministro Chiti dice la sua sulla Tav dieci anni dopo l’accordo di programma. Tre giorni fa le Iene di Mediaset, hanno sollevato il problema dei costi: 10 milioni di euro per un km della Tav in Francia, contro gli oltre 30 in Italia. Il ministro delle Infrastrutture Di Pietro ha detto «che vuole capire perchè accade questo»; il presidente del Consiglio Prodi ha aggiunto che «vuole vederci chiaro». Le Iene hanno anche puntato il dito sul danno ambientale, che in Mugello significa l’essiccamento di una ventina di corsi d’acqua.
Il presidente della Regione Claudio Martini sarà il 28 novembre fra San Piero a Sieve, Borgo San Lorenzo, Scarperia e Comuni limitrofi per visitare i cantieri della Tav, verificare lo stato dei lavori, i ritardi, i danni ambientali e gli strumenti messi in campo per poterli mitigare. «Una visita - precisano in Regione - inserita in agenda già da una settimana».
«La Tav fra Bologna e Firenze è un’opera di straordinaria complessità - spiega Vannino Chiti - più difficile da realizzare rispetto ad esempio all’Eurotunnel (che passa sotto la Manica, ndr). E’ legittimo e giusto che se ci sono aspetti da approfondire venga fatto. Ma le responsabilità politiche sono diverse da quelle tecniche. Se lo studio Lunardi (quello dell’ex ministro dei Lavori pubblici del Governo Berlusconi, ndr) ha sbagliato la progettazione o il consorzio che realizza (il Cavet) ha sbagliato a costruire, dovranno pagare. Qui non paga Pantalone».
Costi lievitati? «Se alcuni interventi si sono rivelati più costosi, ma nell’ottica di un beneficio ambientale, sono soldi ben spesi», sottolinea Vannino Chiti. «Se invece ci sono stati errori di altro tipo - ripete - le responsabilità vanno cercate altrove». Di fronte ad un contenzioso fra studio Lunardi (la Rocksoil) e Cavet non è però la politica che deve pronunciarsi. Dieci anni fa Emilia Romagna e Toscana dialogarono con un governo nazionale di centrosinistra. E fu possibile incidere - sostiene il ministro - su due nodi fondamentali: la compatibilità ambientale e la sicurezza. «Tant’è che fu ottenuto - rammenta Chiti - l’Osservatorio ambientale in Mugello che successivamente la Regione ha potenziato (anche per il nodo Tav di Firenze, ndr)». La Regione e i Comuni, quando si è verificato il danno ambientale delle falde acquifere, si sono costituiti parte civile «perchè deve esserci - indica Chiti - una risistemazione del territorio». E rivendica con orgoglio anche quello che è stato fatto in termini di sicurezza «che ha un costo» spiega. Le soluzioni adottate per la Tav tosco-emiliana hanno poi portato ad un riconoscimento mondiale per gli standard adottati.
«Se si fa una linea ferroviaria veloce, se serve all’Italia, la decisione deve essere presa a livello centrale - indica il ministro - Ma per quanto riguarda la realizzazione è il territorio a dover essere coinvolto. E il Paese deve dare un contributo per quello che le comunità interessate subiscono sul fronte dei disagi. Tutto questo, nell’accordo di programma, c’era». Il confronto con le comunità del Mugello è stato serrato, sono state necessarie «lunghe e dure contrattazioni» ricorda Chiti. E per le opere di mitigazione ambientale, per ripristinare l’equilibrio idrogeologico e delle falde che si sono essiccate, ci sono oggi 53 milioni di euro: 21 per acquedotti e sistemi fognari e 32 per interventi di conservazione naturalistica. (Elisabetta Arrighi)
fonte: Il Tirreno, 27 ottobre 2006

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