26 ottobre 2006

Dal tunnel succhia-soldi alla Fortezza a rischio. Danni ambientali e costi choc: in tv le Iene riaprono lo scontro, perplesso anche Prodi

Due città, Bologna e Firenze, divise dall’Appennino. Quando la linea dell’alta velocità sarà pronta, correndo (poco) a cielo aperto e tanto in galleria (oltre 70 chilometri su 78 di percorso) saranno vicinissime: solo mezz’ora di “strada ferrata”. Ma la fine dei lavori è ancora lontana, perchè la perforazione dell’Appennino ha causato nel Mugello tanti di quei problemi che solo in parte - quando la Tav partì - erano stati previsti. L’altra sera in tv le Iene hanno messo il dito nella piaga: l’acqua che è sempre stata copiosa sui monti mugellani è sparita in gran parte. E hanno concentrato l’attenzione sui costi lievitati (project financing compreso) e sul fatto che la galleria di Firenzuola, dove è stata intaccata la falda più consistente con danni alla volta del tunnel, è ora parzialmente in fase di ricostruzione. Progetti sbagliati? Soldi sprecati? Da Firenze, dove il cantiere per costruire l’attraversamento sotterraneo della Tav non è ancora partito, si ipotizzano intanto rischi per un centinaio di edifici che si trovano sopra il tracciato del futuro “tube”. E non è esente da pericoli neppure la Fortezza da Basso, costruita nel ’500 su progetto del grande architetto Antonio da Sangallo, uno dei monumenti più conosciuti della città.
«Per evitare rischi - spiega Pietro Rubellini, geologo, presidente dell’Osservatorio ambientale del nodo di Firenze (l’organismo di controllo dei lavori Tav) - bisognerà monitorare costantemente in corso d’opera. Perchè in questo modo anche il più piccolo problema legato alla tenuta del terreno, se individuato per tempo, potrà essere stoppato. Sia chiaro: i rischi per le case si incontrano normalmente quando si scava sotto terreni edificati. A Firenze va poi aggiunta l’emergenza storico-architettonica. Ma se tutti fanno bene il loro mestiere, non succede nulla».
Satelliti e strumenti a terra. Ma come proteggere le case lungo il tracciato del tunnel che incrocia più volte la falda acquifera? «La protezione arriva dal cielo con i satelliti - prosegue Rubellini - e da terra con appositi strumenti. Ci sono una serie di monitoraggi obbligati, ma noi come Osservatorio con la collaborazione dell’Università vogliamo aggiungerne di sperimentali in modo da poter avere un più ampio ventaglio di informazioni. Insomma: un monitoraggio continuo è comodo a noi che dobbiamo controllare i lavori e a chi esegue l’opera. Il caso del Mugello fa scuola: se fosse stato effettuato un monitoraggio di dettaglio certi problemi (leggi falde acquifere) non si sarebbero verificati». E di conseguenza si sarebbero potuti evitare quei danni - l’essiccamento di torrenti e pozzi - che invece si sono estesi al territorio.
Tunnel o binario di superficie? Il progetto dello scavalco sotterraneo di Firenze ormai c’è. «Cambiarlo? Ci vuole volontà politica per farlo» sottolinea Piero Baronti, presidente di Legambiente Toscana. Tre giorni fa si sono di nuovo riuniti vari Comitati contro il tunnel: «Bisognerà fare come la Val di Susa», hanno detto i cittadini. Si sta discutendo per organizzare una manifestazione.
«Noi di Legambiente siamo sempre stati contrari all’attraversamento sotterraneo a causa del forte impatto ambientale. - spiega Baronti - Poi i cantieri intersecheranno la falda mettendo a rischio molti edifici, compresa appunto la Fortezza da Basso. La nostra proposta e quella di altri è fare un attraversamento di superficie, realizzabile in tempi più brevi e costi inferiori».
I conti che lievitano. Il nodo dei costi elevati (vedi la tabella, ndr) interessa sia il tunnel Tav sotto Firenze che il percorso in Mugello. Le Iene hanno tirato in ballo anche la storia del project financing che risale a metà anni Novanta, quando il progetto Tav Bologna-Firenze diventò operativo. Pare che soldi “privati” non ne siano mai arrivati, ma si sia sempre attinto a fondi pubblici: Prodi e Di Pietro hanno detto di volerci vedere chiaro.
Giovanni Bettarini, sindaco di Borgo San Lorenzo spiega - parlando dei danni - che «nella galleria di Firenzuola si è trovata una falda con più acqua del previsto» in un territorio che si è dimostrato più complesso di quelle che erano le previsioni legate agli studi di impatto ambientale. E il passaggio del primo treno sulla Bo-Fi dal 2006 è slittato prima al 2008 e ora al 2009. «Ho visto la trasmissione - dice Bettarini - ho sentito che le Iene parlavano di errore progettuale per la galleria in questione e del rifacimento in atto (circa 400 metri di calotta, ndr). Non sono un tecnico e non posso dire cose che non so, ma come sindaco sto aspettando le opere di risanamento ambientale per le quali sono previsti 53 milioni di euro. Da 15 giorni sono cominciati i lavori di un acquedotto per riportare l’acqua in alcune zone: il costo è di 3 milioni. Progetti per altri interventi ci sono (Publiacque ha a disposizione una ventina di milioni) ma le opere non sono ancora partite. Trenta milioni dovranno poi servire per i fiumi rimasti a secco e per la realizzazione di bacini di raccolta idrica». Come cittadino, il sindaco è convinto che «per Firenze e la Toscana, quello che porterà la Tav sarà un cambiamento da non sottovalutare», avvicinando Roma e Milano. Basteranno tre ore per andare dall’una all’altra città e Firenze sta proprio a metà percorso.
L’altra sera le Iene hanno intervistato anche il ministro Vannino Chiti: lui quando a metà anni ’90 si fece l’accordo di programma per la Tav era presidente della Regione. E quella dell’alta velocità, ha ribadito, è un’opera importante. (e. arr.)
fonte Il Tirreno, 26 ottobre 2006

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