23 settembre 2009

ARRIVANO I TRENI PRIVATI

Una inchiesta apparsa sul quotidiano "Il Fatto".
Un ritratto spietato di che cosa è la TAV in Italia, ma anche un quadro scoraggiante della nostra classe dirigente (politica e imprenditoriale).

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Ntv, un regalo del governo Prodi a Montezemolo e Della Valle
L’ex ministro Di Pietro: “Sempre ai soliti noti”
di Sandra Amurri
L’affidamento del servizio viaggiatori dell’Alta Velocità, a trattativa privata, a NTV, società di Luca di Montezemolo, Diego Della Valle e Gianni Punzo, il cui profitto potrebbe sfiorare i 600 milioni di euro, è un vero e proprio “pacco dono”, consegnato dal governo Prodi a industriali con la “passione” per l’editoria, ragione per cui non è mai stato aperto dai giornali che si sono limitati a descriverne il bel colore della carta e la raffinatezza del fiocco. Servizio che lo Stato avrebbe dovuto affidare con gara pubblica per ricavarne il
più possibile e ripianare il debito, di quasi 13 miliardi di euro, prodotto dall’AV, prestito erogato a Fs spa dalle banche, garantito da Fs spa e dallo Stato, inserito nella Finanziaria 2007, che graverà sulla testa dei cittadini per almeno 40 anni. Esattamente come imponeva la legge (166/2002). Ma per governare tenendosi buona Confindustria si può rimuovere l’ostacolo e, con la gentile partecipazione di Rifondazione comunista, nelle maglie del decreto, approvato dal Consiglio dei Ministri e convertito in legge dal Parlamento (159/2007), scompare qualsiasi riferimento esplicito all’obbligo di gare, nonostante si tratti di un servizio pubblico, fornito su infrastruttura pubblica (i binari), principio sancito anche dall’Unione Europa, con una direttiva che entrerà in vigore l’anno prossimo.
A quel punto NTV, che ha già ricevuto la licenza di operatore ferroviario dal ministro dei Trasporti Bianchi, Pdci, stipula con il gestore RFI il contratto di servizio dal 2011. E, fatto che aggiunge dell’incredibile, a NTV viene concesso di scegliere le tratte e le fasce orarie più redditizie; cosa che gli permetterà di operare in una condizione praticamente di monopolio, in cambio di un canone di affitto annuale di 140 milioni di euro, che non basterà a ripagare la gestione e la manutenzione delle linee aeree e di terra, essendo queste particolarmente onerose, a totale carico di RFI, cioè dello Stato. Intanto, in attesa che il servizio parta, la società di Montezemolo, rivalutata grazie al contratto, vende il 20% a Imi Investimenti (Intesa Sanpaolo, il cui ad è Passera che ha prestato 650 milioni di euro a NTV per l’acquisto di 25 treni dalla francese Alstom, a cui Montezemolo ha venduto la Fiat Ferroviaria), il 20% a SNCF/VFE-P SA (società 100% dello Stato francese che potrebbe acquistarla totalmente, visto che il contratto non mette alcun sigillo di “italianità”), il 15% a Generali Financial Holdings FCP-FIS, il 5% a Nuova Fourb (Alberto Bombassei, vicepresidente di Confindustria) il 5% a MaIs (Isabella Seragnoli). Lo scenario che si presenterà nel 2011 quando NTV diventerà, di fatto, concorrente di Trenitalia, appartenente allo stesso gruppo pubblico di RFI che incassa il canone d’affitto da NTV, evidenzia un conflitto d’intere sse grande come una casa. Chi tutelerà gli interessi pubblici? Gianfranco Miccichè, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delegaal Cipe con competenza sul programma delle infrastrutture strategiche, sui piani di investimento e sulle convenzioni ferroviarie e relative tariffe, fratello di Gaetano Miccichè, consigliere di NTV in quanto manager di Intesa San Paolo che ha acquistato il 20% di NTV e l’ha finanziata con 650 milioni di euro. E gli imprenditori assistiti sono serviti, ovviamente, con il gradimento del centro-destra, ma non dell’allora Ministro delle Infrastrutture Di Pietro, che la definisce “un’operazione ad hoc per fare un regalo sempre ai soliti noti” ma che allora non riuscì a stopparla perchè, spiega, “era di competenza del ministro dei Trasporti”. NTV merita ancora qualche parola per descrivere uno dei suoi fondatori, Gianni Punzo. Uomo tra i più ricchi della Campania, proprietario del centro commerciale Cis e del centro servizi Vulcano Buono, presidente dell'Interporto, banchiere della Popolare di Sviluppo, che fa parte, insieme a Della Valle, del fondo d’investiment o Charme, Montezemolo & Partners. Alle sue aziende continuano ad arrivare fiumi di finanziamenti anche grazie alle sue potenti e sbandierate amicizie trasversali, che vanno da Craxi, Altissimo, Cirino Pomicino, Mastella, prima e seconda maniera, a Bassolino, il Generale della Guardia di Finanza Luigi Ramponi, poi parlamentare di An, a Rutelli che da ministro dei beni Culturali nomina sua moglie, Giuseppina Gambardella, nel cda del San Carlo, fino a quella con Montezemolo, azionista della Cisfi, finanziaria del Cis e della Banca Popolare di Sviluppo. Finito in carcere per 50 giorni per associazione camorristica, dopo due anni il gip Sensale derubrica il reato in quello di favoreggiamento ma arriva la prescrizione, a cui Punzo non si oppone. Altri due protagonisti di questa storia sono l’ex segretario della Cgil trasporti, Mauro Moretti, nominato amministratore delegato di Fs spa dal governo Prodi, e l’ex direttore generale di Confindustria nell’era Montezemolo,Innocenzo Cipolletta, nominato, sempre da Prodi, presidente di Fs, entrambi confermati da Berlusconi, con compensi che sfiorano il milione di euro, a testa, che vuol dire che ognuno riceve al giorno l’equivalente dello stipendio mensile di un dipendente pubblico. Moretti è un conflitto d’interesse vivente. Oltre a ricoprire numerose altre cariche, è anche membro del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici; massimo organo consultivo e normativo dello Stato in materia di opere pubbliche. Quindi, da una parte concorre a disciplinare le modalità di esecuzione degli appalti pubblici, e dall’altra in qualità di Ad di Fs spa, il più grande committente di appalti pubblici, applica ciò che ha contribuito a stabilire. Ed è anche presidente di Italferr spa e di Grandi Stazioni spa, società controllate da Fs spa cioè da se medesimo, rivestendo così il ruolo di controllore e controllato. E non è finita. Trenitalia e RFI fanno capo a Fs di cui Moretti è ad. Ma Trenitalia è concorrente della società privata NTV, dunque, RFI, incassando il canone di affitto da NTV, ha tutto l’interesse che il business dei privati cresca. Quindi Moretti, in quanto Ad di Fs spa si trova nella paradossale situazione di guardare NTV di “buon occhio” in qualità di cliente, e di “cattivo occhio”, in qualità di suo concorrente. Un primo assaggio Moretti l’ha affidato all’Ansa, in risposta all’azione di tutela avviata da NTV all’Antitrust: “Ben venga l'indagine. Noi siamo sereni, anzi in questo modo ci sarà la possibilità di chiedere conto di come in Italia nascono le società”. Azione ripresa da un gruppo di deputati del Pd, tra cui la senatrice anconetana Marina Magistrelli, in un’interrogazione parlamentare “in appoggio” alla società privata NTV del marchigiano Della Valle contro la concorrente pubblica Trenitalia. Ma, evidentemente, il compenso da superenalotto di Moretti comprende anche il rischio di crisi di identità e relativi costi per l’analisi. Intanto Moretti, grazie all’AV spogliata dai 13 miliardi di euro, caricati sul debito pubblico, nonostante soddisfi solo il 5% dei viaggiatori a fronte del 95% che deve accontentarsi di treni vecchi, che hanno cambiato nome per giustificare l’aumento delle tariffe, rivendica con orgoglio un utile di oltre 15 milioni di euro e di aver acquistato i treni per pendolari per 2 miliardi di euro, dimenticando di dire che dei 2 miliardi, 500 milioni li ha messi lo Stato e 1 miliardo e 500 milioni le Regioni. Morale: il “pacco dono” ch e il governo di centro-sinistra ha recapitato a Montezemolo, Della Valle e Punzo contiene la parte proficua dell’Alta Velocità. Mentre ai cittadini è rimasto il “pacco” con debiti pubblici e pessimi servizi.

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