20 novembre 2010

LETTERA AI PARTECIPANTI

A due anni dall’entrata in vigore della legge regionale per la partecipazione, la L.R. n. 69, la Regione Toscana ha organizzato il 19 e 20 novembre a Montaione un incontro di riflessione sugli esiti e la gestione della legge stessa. Il nostro comitato, assieme ad altri comitati e associazioni regionali, ha ritenuto opportuno non partecipare e inviare agli organizzatori del convegno, ai responsabili politici della Regione e alla stampa una lettera aperta che alleghiamo.

Democrazia e partecipazione: "Le giornate di Montaione" II edizione
Democracy and participation: "Two days in Montaione" Second edition

LETTERA AI PARTECIPANTI a cura di Giorgio Pizziolo


Pur essendo stati invitati non intendiamo partecipare direttamente all’incontro del 19 e 20 novembre per non rischiare di essere coinvolti in una valutazione comunque positiva sullo stato della partecipazione in Toscana.

Riteniamo infatti che la Partecipazione in Toscana si trovi in una condizione estremamente equivoca e mistificata, e per tentare di contribuire a dissipare questo pericoloso stato di cose inviamo questa breve “Lettera aperta”, con la speranza che la legge e la sua attuazione vengano quanto prima radicalmente cambiate.

I limiti della impostazione della legge.
Fino dal suo apparire abbiamo criticato la legge che esplicitamente risultava, e si è ampiamente confermata, come una legge di “normalizzazione” della partecipazione, nata apposta per limitare la critica spontanea che nasceva dalla società civile toscana e che tanto preoccupa l’establishment politico dirigenziale regionale. L’intera impostazione della legge è rivolta a questo fine ed in particolare lo sono gli articoli riguardanti gli obbiettivi della legge stessa e più che altro le diverse modalità operative, dai controlli ai finanziamenti alle procedure e alle diverse figure dei controllori.

Abbiamo quindi una legge di “comando” sulla partecipazione, diretta e promossa dall’alto, rivolta a “creare consenso”, anziché , come avrebbe dovuto essere, una legge di Promozione della Partecipazione, una legge che favorisse la nascita di esperienze diverse, dal basso, e che, proprio sulla base delle libere sperimentazioni concrete, potesse pervenire ad una crescita sia scientifica che democratica dell’esperienza della partecipazione stessa.

I gravissimi limiti nelle modalità di applicazione
Le figure dei Garanti, sia quello della comunicazione, che quello del procedimento, sono risultate negative, molto oltre le più nere previsioni, proprio perché non sono “garanti” della partecipazione ma al massimo degli interessi dei committenti.

Lo abbiamo visto subito, fino dalle sue prime esperienze urbanistiche, il Garante della comunicazione assume un ruolo assai distante da quello di garanzia del processo , ma diviene un selettore dell’ascolto, e quindi un interprete “sacerdotale” della partecipazione decidendo lui quali sono gli esiti dell’esperienza stessa. E’ un grave errore scientifico ed epistemologico, oltre a una grave alterazione democratica. La comunità partecipante viene privata del suo bene maggiore, quello di valutare autonomamente i risultati, di attribuire i valori e i giudizi sull’esperienza e quindi di scegliere. Ci si avvale del proprio potere e del proprio prestigio per banalizzare i risultati e di fatto per ricondurre quella comunità all’ubbidienza o addirittura là dove la si doveva portare, con buona pace del processo di libero accrescimento della comunità stessa.

Ma ancora più grave è stato il ruolo dell’altra struttura di garanzia, l’Autorità per la Partecipazione, nelle fasi di assegnazione dei fondi, nell’imposizione di procedure partecipative estremamente discutibili e prese a prestito da qualche rivista specializzata, negando ogni sperimentazione scientifica legata ai luoghi e alle singole comunità, ed imponendo indirizzi e pratiche omologhe alle linee imposte. In tal modo una pesante cappa grava su ogni tentavo di partecipazione spontanea, e più in generale su tutta questa prima fase di applicazione della legge

Un’ulteriore limitazione nell’applicazione della legge è data dal ruolo di monopolio svolta da alcune strutture private spesso ricorrenti negli incarichi ed in particolare con il caso di Avventura Urbana. Questa struttura che aveva avuto un ruolo decisivo in fase di elaborazione ed approvazione della legge, ha poi potuto partecipare alla gara di assegnazione dei progetti attuativi e l’ha vinta ed ora, proprio in questa circostanza, si trova anche a svolgere l’attività di bilancio dell’esperienza stessa. Ogni commento ci pare superfluo, se non fosse ulteriormente necessario segnalare che i rigidi metodi adottati da questa struttura spesso hanno un effetto di boomerang per le popolazioni che hanno avuto questa esperienza, le quali non vogliono più sentire parlare di partecipazione, e per le quali la partecipazione stessa è ormai bruciata .

Infine va segnalato uno specifico settore nel quale queste errate impostazioni stanno provocando delle contraddizioni allarmanti: il settore del Paesaggio. Com’è noto la Convenzione Europea del Paesaggio ha introdotto su questo campo un visione innovativa, che potremmo definire ecologicamente e socialmente “profetica”. La convenzione fa riferimento esplicitamente alla “percezione sociale” e quindi alle pratiche partecipative nei confronti dei Luoghi, di qualunque natura essi siano. Questo nuovo modo di riferirsi alla partecipazione è fortemente inedito e richiede la massima delicatezza scientifica e democratica, che può svilupparsi solo in termini sperimentali di ricerca/azione. Qualunque imposizione dirigistica o precostituita sulla “Partecipazione agli Ambienti di Vita”, come chiede la Convenzione, risulta estremamente dannosa e porterebbe la Toscana fuori dall’Europa.

A questo proposito ci preme segnalare un nodo sulla partecipazione in Toscana, rispetto al quale non sono assolutamente applicate le direttive europee. Ci riferiamo alla questione del Sottoattraversamento dell’Alta Velocità a Firenze, dei suoi incredibili pericoli, della sua inutilità, dei costi ed anche del suo progetto alternativo. Tutto il progetto definitivo in corso si svolge fuori dalle più elementari verifiche e Valutazioni (v. VAS). Riteniamo e chiediamo che su questo incredibile episodio venga svolto un procedimento partecipativo di ampio respiro.
Ma un muro di silenzio circonda l’operazione, ed anzi si profilano esiti paradossali come gli aiuti psicologici per le ansie dei cittadini preoccupati per le loro abitazioni.

Dopo quanto è avvenuto a Bologna pensiamo che non ci siano margini di dubbio sulla pericolosità e sulla conduzione del progetto TAV e se la partecipazione si trovasse esclusa dalla possibilità di intervenire nelle scelte generali della TAV a Firenze, o peggio venisse coinvolta nelle operazioni parapsicologiche, potremmo dire che la legge sulla partecipazione e le sue modalità applicative si sarebbero dimostrate un fallimento totale.

Ci auguriamo una totale riscrittura della legge, una sua diversa impostazione ed una sua diversa pratica, che possa nascere dalla sperimentazione dal basso. Se la legge non verrà riscritta garantendo la libera ed autonoma partecipazione delle popolazioni, e se permarranno gli attuali condizionamenti, l’esperienza della partecipazione in Toscana è da ritenersi mistificatrice e antidemocratica.

Comitato SanSalvichipuò Firenze
Comitato contro il Sottoattraversamento AV di Firenze
Comitato Meccanotessile Firenze
Comitati della Piana fiorentina
Salviamo le Apuane Lunigiana, Versilia, Carrara

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