28 marzo 2013

COMUNICATO STAMPA

Firenze, 25 marzo 2013

Il lavoro non può essere arma di ricatto per garantire profitti privati
Il lavoro e l'utilità sociale crescono insieme

Il Comitato NO TUNNEL TAV di Firenze esprime tutta la propria solidarietà ai lavoratori del Sottoattraversamento TAV, che sono in mobilità per via del sequestro del cantiere di Campo di Marte.
Nello stesso tempo denuncia come le loro difficoltà vengono strumentalizzate da chi vuole “ad ogni costo” la realizzazione di questo progetto totalmente inutile e tragico per la città.
Il Comitato, Italia Nostra, la Rete Toscana dei Comitati in Difesa del Territorio e il La.P.E.I (Laboratorio di Progettazione Ecologica degli Insediamenti) dell'Università di Firenze stanno organizzando un convegno per presentare ai soggetti economici della Toscana una serie di progetti di potenziamento della rete ferroviaria fiorentina (tra cui i due famosi binari TAV di superficie). A    parità di investimenti,  le opere alternative proposte garantirebbero molti più posti di lavoro che non la realizzazione di una serie di inutili e pericolosi buchi sotto la città, come gli esempi recenti di Napoli, Piale vicino Reggio Calabria, Colonia, Amsterdam dovrebbero insegnare.
L'organizzazione di questo incontro non è facile per la strana ritrosia di molti soggetti che dovrebbero essere coinvolti, in primo luogo le istituzioni toscane e i sindacati.
Il Comitato denuncia anche il clima che si è creato con i lavoratori dei cantieri; ne è esempio un casuale incontro tra una piccola delegazione di cittadini e alcuni lavoratori del cantiere dei Macelli, durante la quale un responsabile di Nodavia si è intromesso impedendo la conversazione e ribadendo ossessivamente che per qualunque informazione ci si doveva rivolgere esclusivamente all'Ufficio Nodo.
Da sempre i sostenitori del sottoattraversamento puntano sui presunti effetti benefici che questi investimenti avrebbero sull'economia e sull'occupazione, ma dimenticano l'esiguo numero di posti di lavoro creati a fronte di miliardi di euro investiti.
Quello delle “grandi opere inutili” è un enorme imbroglio: non ha effetti positivi nell'economia perché non favorisce la crescita di domanda di beni, non redistribuisce ricchezza nella società, ma garantisce esclusivamente enormi profitti sicuri alle imprese che si aggiudicano le gare, alle banche che le sostengono e al sistema politico che ne trae finanziamento.
Anche la promessa di “compensazioni” che si avrebbero dalla realizzazione di queste grandi opere inutili sono una aberrante visione della vita politica: se gli 88 milioni di euro promessi al Comune di Firenze sono necessari per la città, non si capisce perché l'erogazione deve essere forzatamente legata all'accettazione di un'opera devastante. Simili distorsioni appaiono ormai fenomeni di “prostituzione politica”. Vittime di questi meccanismi sono le piccole imprese costrette spesso ad appalti non vantaggiosi e i cittadini che devono pagare tutto.

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