23 marzo 2014

Convegno 22 MARZO 2014. Intervento di Teresa Crespellani



Dopo l'ottima riuscita del convegno tenutosi il 22 marzo, pubblichiamo molto volentieri il testo dell'intervento dell'ingegner Teresa Crespellani che riteniamo riassuma benissimo lo spirito di quella iniziativa.

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Convegno 22 MARZO 2014 – Firenze
Un dovere improrogabile: ripensare l’attraversamento dell’Alta Velocità a Firenze
Teresa Crespellani

Avendo insegnato per molti anni Ingegneria Geotecnica Sismica all’Università di Firenze, ho potuto seguire in prima persona progetti e vicissitudini del sottoattraversamento dell’AV a Firenze. In questa veste potrei intrattenervi anch’io a lungo, come hanno fatto gli altri colleghi, sulla “insostenibilità geotecnica” dei due tunnel, aggiungendo al già ricco catalogo dei rischi (inquinamento delle falde, effetti “barriera”, dissesti degli edifici, danni occulti, ecc.) altre voci riguardanti, ad esempio, i vizi “progettuali”, quali indagini insufficienti, prove geotecniche non idonee, mal eseguite, non conformi alle normative, modellazioni ingannevoli con modelli discutibili, dati di ingresso non affidabili (in qualche caso persino inventati), uso di parametri di calcolo non cautelativi, ecc., tutte cose che hanno pesanti ripercussioni sulle possibilità predittive del progetto e quindi sulle previsioni dei costi e dei tempi di realizzazione.
Ma, nell’attuale circostanza, credo che sia scarsamente produttivo continuare ad arricchire la lista delle criticità tecniche del sottoattraversamento. Oggi che tutto ciò che avevamo previsto si è verificato, portando discredito alla nostra città e al nostro paese, ma, per fortuna, ancora a scavi dei due tunnel non iniziati, sono convinta che, come tecnici, non possiamo continuare ad essere “voci che gridano nel deserto”. Dobbiamo seguire un’altra strada, perché il nodo da sciogliere non è tanto tecnico quanto politico.
Come si sa, nella realizzazione di opere importanti, le questioni tecniche e non tecniche si intrecciano in modo inestricabile, sia nel bene che nel male. Alla luce degli ultimi accadimenti, con un cantiere fermo da un anno, con 31 autorevoli funzionari delle Ferrovie italiane, dello Stato e delle imprese indagati dalla magistratura con accuse pesantissime, è del tutto evidente che l’AV di Firenze non è stata funestata dalla cattiva sorte e da un destino avverso ma da un miscuglio di fattori tecnici e non tecnici, e cioè da una clamorosa mancanza di lungimiranza politica, da imperizia tecnica, dall’ignoranza del principio di precauzione, ma soprattutto da quel “grumo di misfatti” (come direbbe Barbara Spinelli), di vizi di sistema che nelle opere in sotterraneo, cioè nelle ombre del sottosuolo, arrivano a sommo grado e che si chiamano illegalità, corruzione, complicità. Credo che non occorra certo essere degli estremisti per ravvisare nelle vicende dell’AV a Firenze una delle manifestazioni più eclatanti e tangibili del declino del nostro paese.
E allora ritengo che, come tecnici, dobbiamo domandarci, insieme agli altri cittadini, come si può oggi concretamente ripensare l’attraversamento dell’AV a Firenze in modo da escludere gli scavi in sotterraneo e recuperare il nostro sottosuolo, e anche, aggiungerei, la dignità perduta. Come è stato ampiamente dimostrato dagli urbanisti nel corso di questo incontro il sottoattraversamento non è una condanna obbligata. Non è un destino irreversibile. Altre alternative sono possibili e la soluzione di superficie non è soltanto una soluzione tecnicamente realizzabile, che rientra oltretutto nella normalità delle opere che le Ferrovie eseguono abitualmente, ma è una soluzione che offre molti vantaggi sotto i vari profili: urbanistico, ambientale, economico, sociale.
Perciò oggi, il problema è, anche per noi tecnici, quello di dare il nostro contributo tecnico alla costruzione di un “progetto politico” che porti ad un cambiamento di rotta.
Le domande che mi pongo e a cui mi piacerebbe che i partecipanti alla Tavola Rotonda dessero qualche risposta sono due:
La prima è: “È possibile identificare una strada politicamente percorribile che obblighi le Ferrovie dello Stato, lo Stato, le Amministrazioni locali a ripensare all’attraversamento dell’AV a Firenze escludendo l’attraversamento in sotterraneo?”
La seconda è “Quali dovrebbero essere i requisiti di una proposta politica che porti ad un inversione di rotta e che, per dirla in modo semplice, “convenga a tutti”: ai cittadini di Firenze, ai pendolari, alle Amministrazioni locali, allo Stato e, perché no, alle imprese?

Questo dovrebbe essere l’obiettivo della Tavola Rotonda: cercare di identificare i modi per imboccare una via transitabile per ripensare l’attraversamento dell’AV in modo da escludere lo scavo in sotterraneo e riportare il discorso dell’AV sui binari giusti (metaforicamente e concretamente). Ovviamente si tratta di un problema non semplice, delicato e complesso, dalle molte implicazioni tecniche e politiche. Perciò non bastano parole o concetti astratti. Ci vuole un vero e proprio “progetto politico”, che, partendo dalla soluzione di superficie, indicataci dagli urbanisti qui presenti, analizzi i risvolti economici, le relazioni tra i soggetti, gli aspetti legali e amministrativi, che trovi il consenso della cittadinanza e di tutti coloro che hanno a cuore la nostra città e il nostro paese.
Sono fermamente convinta che in questo specifico momento, a macchina inceppata, siamo ad un punto di passaggio molto importante e direi favorevole.
Non dico che siamo a “ l’alba di un mondo nuovo” ma credo che oggi ci siano le condizioni per una svolta. Lo dico non per ottimismo di facciata ma perché c’è un punto di forza che segna un’ assoluta discontinuità con il passato. E questo punto di forza è che: “il patto solidale tra le Amministrazioni locali e le Ferrovie dello Stato si è rotto”.
È un punto fondamentale, che merita di essere posto al centro della nostra riflessione. Quel patto, siglato in tempi lontani secondo una logica, di cui a molti di noi sono sfuggite le ragioni, si è rotto da sé, perché l’intervento della magistratura ha messo a nudo gli imbrogli che si celavano dietro quell’intesa.
Basta riflettere su alcune intercettazioni delle premiate imprese per capire che le Amministrazioni locali non possono essere più “parte a favore” del sottoattraversamento. Non possono che essere “controparte”, non soltanto perché quelle intercettazioni dimostrano che siamo nelle più ancestrali tradizioni di furberie e di imbrogli incompatibili con un paese civile, ma anche perché le amministrazioni non hanno ottenuto nei tempi previsti nessuno di “quei vantaggi” che erano alla base del “patto”.
La Regione ha evidentemente concordato e credo anche spinto sul passante in sotterraneo nella speranza di un vantaggio per la mobilità regionale. Ma i binari per i treni regionali non ci sono né si ha idea di quando potranno esserci, mentre la rete ferroviaria regionale necessita di urgenti e pesanti interventi di manutenzione e ristrutturazione. Perciò la Regione ha oggi tutti i motivi per opporsi giustamente e liberamente al sottoattraversamento e avanzare altre proposte che evitino gli sprechi di denaro per gli scavi in sotterraneo.
A sua volta, il Comune ha venduto alle Ferrovie dello Stato il sottosuolo di una zona nevralgica della città per una compensazione di poco più di 80 milioni. Ma al Comune i soldi sono arrivati solo in parte, e, inoltre, già all’antipasto dei lavori ha potuto cominciare ad assaporare tutte le questioni tecniche che si porrebbero in termini assai più vistosi se i tunnel venissero realizzati. Le crepe in Via Fanfani, i dissesti alla scuola Rosai, i dislivelli della falda a monte delle paratie a Campo di Marte, i problemi dei materiali di scavo, gli imbrogli sui materiali della fresa Monna Lisa, la truffa sui rivestimenti, ecc. sono solo un assaggio. Ma ciò che, a mio avviso, ha più umiliato Firenze è stato il clamore sui 31 indagati. Lo dico per esperienza personale, perché quando è stato imposto dalla magistratura il fermo dei cantieri mi trovavo in Germania e potei constatare che i giornali tedeschi che si occupano pochissimo dell’Italia hanno dato ampio spazio alla vicenda. Di fatto il Comune ha finora ricevuto soprattutto danni e discredito, in cambio della vendita di uno dei beni pubblici più preziosi: il sottosuolo di quella parte nevralgica della città che sono i viali di Circonvallazione, Piazza della Libertà, la Fortezza da Basso.
Troppo poco si è parlato in Italia di questo baratto vergognoso. Una delle regole cardine dei paesi civili è che l’uso del sottosuolo è riservato alla “città”, ma non soltanto per ragioni economiche e di uso funzionale alla mobilità e allo sviluppo urbanistico della città sovrastante, ma perché il suolo e il sottosuolo formano un insieme unico e solidale. Il sottosuolo non è soltanto luogo di servizi. È memoria storica, risorsa economica, risorsa culturale, è promessa per il futuro di una città. È tante cose insieme, ha tante sfaccettature e soprattutto in una città storica è un tutto unico con la storia della città. Perciò non si può vendere. Come non si può vendere un paesaggio o un monumento.
Il fatto che il Comune di Firenze abbia venduto alle Ferrovie dello Stato (che oltretutto dispongono a Firenze di enormi zone libere a Campo di Marte, nella zona tra Statuto e Santa Maria Novella, ecc.) il sottosuolo di Firenze per denaro, senza un sussulto di dignità della cittadinanza e della classe intellettuale è una cosa di una gravità inaudita! L’ex-sindaco addirittura considerò questi 80 milioni una sua personale vittoria! Come un qualunque paesino del Mugello, Firenze, la colta Firenze, la vetrina del nostro paese, ha accettato una compensazione!
Oggi per il Comune si riapre uno spiraglio per riappropriarsi del suo sottosuolo e per fare progetti sulla mobilità cittadina non più schiacciati sul presente ma di più ampio respiro. Firenze sta morendo di traffico e il sottosuolo è la sua unica risorsa per coniugare mobilità veloce e pedonalità.
Oggi, quindi, Regione e Comune non possono che essere “controparte”. Non hanno alibi. Qui non è in gioco l’AV, che ovviamente tutti vogliamo e che passa già per Firenze. È in gioco la dignità di una regione e di una città che vogliono conciliare la loro storia antica con una effettiva modernità. Con quanto accaduto nessuno può oggi dire che il sottoattraversamento modernizzerà Firenze e il territorio toscano!
Regione Toscana e Comune di Firenze hanno oggi moltissime ragioni per spingere verso una soluzione di superficie. È da qui, da questo varco che, grazie alla magistratura, si è provvidenzialmente aperto, che si può avere uno scatto di dignità.
Eccoci allora qui, tecnici e non tecnici, per cercare di capire quali sono le urgenze.
Personalmente vedo tre urgenze.
La prima è quella di convincere le Amministrazioni locali che sono “parte lesa” sotto il profilo economico, politico e della rispettabilità, e che a loro compete di diritto l’elaborazione di un progetto politico che escluda l’attraversamento in sotterraneo.
La seconda urgenza è impegnarci perché la cittadinanza di Firenze sia “effettivamente” e anche “ufficialmente” chiamata in causa. Non si può più accettare la prosecuzione dell’attuale politica di decisioni a porte chiuse mettendo a repentaglio la vita, le attività e il patrimonio storico e culturale della città. Perciò Regione e Comune devono trovare i modi per poter decidere insieme ai cittadini del futuro di Firenze. Abbiamo una delle migliori leggi regionali sulla partecipazione. Usiamola. E poi, il referendum è proprio da escludere?
La terza urgenza è quella di allargare il dibattito alla scala nazionale e, possibilmente, internazionale. Ci sono già molti intellettuali (penso a Salvatore Settis) che si sono pubblicamente espressi contro questa grande opera in sotterraneo Occorre stilare un elenco e contattare Associazioni culturali, ambientaliste, di tutela e conservazione del nostro paese.
In questa battaglia, anche quanto sta succedendo ai parcheggi di Santa Maria Novella (infiltrazioni, ritardi, problemi economici delle ditte, ecc.) e soprattutto il modello negativo della stazione di Bologna possono aiutare.
Con la nuova stazione sotterranea (così infelice, scomoda, sproporzionata, lugubre, con infiltrazioni d’acqua, ascensori introvabili) a Bologna i percorsi dei viaggiatori all’interno della stazione sono triplicati, i tempi per gli scambi si sono allungati, la stazione non è più, per gli italiani, quel tradizionale punto di incrocio, in cui, seppure con un po’ di confusione, ci si poteva seguire a distanza alla luce del sole. Ma almeno a Bologna i treni AV, i treni regionali e i treni locali convergono in un unico luogo. A Firenze è stata scelta la formula peggiore, quella della dislocazione. La sua storica stazione, monumento nazionale, verrà declassata a stazione secondaria per treni regionali e l’AV passerà a 1500 m di distanza in modo da rendere la vita sempre più difficile ai cittadini della Toscana, a turisti e viaggiatori.
Per concludere, se non si interviene oggi in modo drastico a cambiare linea d’azione, il sottoattraversamento dell’AV a Firenze rischia di diventare un buco nero per la nostra città e per il nostro paese, l’archetipo di ciò che non si deve fare quando si vuole varare una grande opera. Un modello “negativo” per molte ragioni che merita ricordare: per il modo con cui la decisione è stata presa (“a porte chiuse” e quasi “in sotterraneo”), per i silenzi che l’hanno accompagnata, per le doppiezze che l’hanno contrassegnata, per l’ubicazione sbagliata e aberrante, per i rischi associati, per la sproporzione dell’opera, per la progettazione sommaria e carente, per il mancato rispetto delle leggi italiane ed europee, per i danni permanenti alla cittadinanza e all’ambiente, per i vuoti di capitolato che lasciano spazio all’imperizia, alla navigazione a vista, e persino alla malavita.
Ma oggi che le vicende dell’AV a Firenze hanno scoperchiato la drammatica realtà del nostro paese mostrando la “malattia” che l’affligge (la prepotenza di alcuni soggetti, la mancanza di lungimiranza dello stato e delle Amministrazioni, le complicità delle imprese, la passività dei cittadini), proprio oggi si è aperto un varco per un netto cambio nella politica dell’AV a Firenze.
Reimpostando da capo l’intesa con RFI, con alcune coraggiose scelte per non cedere alle logiche di mercato e stabilendo uno fattivo rapporto coi cittadini, credo che le Amministrazioni locali possano recuperare la legittimazione perduta e dare forza ad iniziative capaci di migliorare la qualità della vita di una città che non appartiene solo a noi ma a tutto il mondo. È un’avvincente scommessa tecnica e politica, e, oserei dire, per usare parole grosse, antropologica, perché non si tratta solo di cambiare progetto, si tratta di cambiare una mentalità molto radicata nel nostro paese che è quella di adattarsi al peggio.
Spero perciò che da questa Tavola rotonda giungano delle proposte concrete e forse anche uno scadenzario.

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