12 aprile 2014

Il neoambientalismo italiano

articolo che ci riguarda


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Il neoambientalismo italiano

Alberto Asor Rosa, il manifesto, 27.3.2014

Vor­rei fare un discorso gene­rale. Ma par­tendo da un caso par­ti­co­lare. Sabato scorso, 22 marzo, mi è capi­tato di pre­sie­dere a Firenze un con­ve­gno (ilmani­fe­sto, dome­nica) orga­niz­zato dal Comi­tato NoTun­nel, Ita­lia Nostra e la Rete dei Comi­tati per la difesa del ter­ri­to­rio, che dirigo da qual­che anno, in merito al pro­get­tato sotto-attraversamento fer­ro­via­rio di Firenze per con­sen­tirvi il pas­sag­gio dell’Alta Velo­cità, che attual­mente sbarca alla sta­zione di Santa Maria Novella.
Le rela­zioni e il dibat­tito hanno por­tato alle con­clu­sioni, che io a que­sto punto con­si­dero scien­ti­fi­cis­sime e incon­tro­ver­ti­bili, che 1) sca­vare un gigan­te­sco tun­nel sotto quella città, quella città!, e costruirvi una grande sta­zione fer­ro­via­ria, è opera deva­stante, rischiosa, enor­me­mente anti­e­co­no­mica, e per giunta super­flua, per­ché 2) è pos­si­bi­lis­simo un pas­sag­gio alter­na­tivo di alta velo­cità in super­fi­cie, enor­me­mente meno inva­sivo e asso­lu­ta­mente più economico.
Que­ste posi­zioni, natu­ral­mente, sono soste­nute e dibat­tute da anni soprat­tutto ad opera e per merito del Comi­tato NoTun­nel. Ma ripeto: il con­ve­gno del 22 ha solo dato loro una visi­bi­lità finora non rag­giunta. Due domande: 1) Com’è pos­si­bile che le forze eco­no­mi­che e isti­tu­zio­nali che ne sono state respon­sa­bili e soste­ni­trici, — il governo, Tre­ni­ta­lia, il comune di Firenze, la regione Toscana, — non si deci­dono a rimet­tere in discus­sione la cosa, anche quando i dati pre­ce­den­te­mente elen­cati sono ormai di un’evidenza solare e per giunta i lavori intra­presi sono stati già inter­rotti da una meri­to­ria ini­zia­tiva della magi­stra­tura?; 2) Come mai il ceto poli­tico e civile fio­ren­tino, toscano, ita­liano e, euro­peo e mon­diale non si è ancora sol­le­vato con­tro un’opera la cui bestia­lità offende pas­sato e futuro di una delle culle più signi­fi­ca­tive della civiltà occidentale?
Evi­den­te­mente c’è un vuoto di coscienza poli­tica e civile, che va cor­retto alla svelta. Il com­pito delle forze ambien­ta­li­ste da que­sto momento in poi è riem­pire quel vuoto, met­tere il mondo intero di fronte al disa­stro che si sta compiendo.
Discorso gene­rale. La Rete dei Comi­tati per la difesa del ter­ri­to­rio tiene a Firenze sabato pros­simo, 29 marzo (Affra­tel­la­mento, Via G.P. Orsini, ore 10), il pro­prio con­gresso (dibat­tito gene­rale, rin­novo delle cari­che sociale). La Rete vive da qual­che anno come pro­getto di uni­fi­ca­zione e orien­ta­mento dei comi­tati di base, soprat­tutto in Toscana, ma con rap­porti in Ligu­ria, Emi­lia, Mar­che e ora anche Roma.
La pro­spet­tiva della Rete è quella che ho defi­nito neoam­bien­ta­li­smo ita­liano, e con­si­ste fon­da­men­tal­mente di tre punti: 1) La Rete nasce dal basso e vi resta sal­da­mente anco­rata: i comi­tati ne sono gli irri­nun­cia­bili sog­getti; 2) La Rete serve a uni­fi­care le ini­zia­tive dei sin­goli comi­tati in una visione stra­te­gica comune, che aumenta anche il poten­ziale di cia­scuno di loro; 3) Impor­tan­tis­simo: la Rete fonde le spinte di cit­ta­di­nanza pro­ve­nienti dalla base e le diverse, neces­sa­rie con­tri­bu­zioni intel­let­tuali e tecnico-scientifiche nei mede­simi orga­ni­smi di dire­zione. Dei sin­goli comi­tati e della Rete mede­sima: gli intel­let­tuali smet­tono il loro tra­di­zio­nale, un po’ comodo lavoro di con­su­lenza sepa­rato, e diven­tano pro­ta­go­ni­sti del movi­mento, accanto a cit­ta­dini di ogni con­di­zione e pro­fes­sione (rinun­ciare a que­sto ora sarebbe gravissimo).
Non c’è qui né lo spa­zio né il tempo per trac­ciare un bilan­cio. Osser­ve­rei sol­tanto che nel frat­tempo il clima nei con­fronti del pro­blema ambien­tale almeno in Toscana è cam­biato, se è vero che a opera della Regione sono in gesta­zione avan­zata due impor­tanti ini­zia­tive legi­sla­tive, la nuova legge urba­ni­stica e il piano pae­sag­gi­stico, la cui ado­zione, auspi­ca­bil­mente entro i pros­simi mesi, potrebbe for­nire modelli di com­por­ta­mento per tutte le altre regioni ita­liane. Tut­ta­via altri pro­blemi immensi pen­dono. Per citare solo alcuni degli esempi più cla­mo­rosi: la deva­sta­zione, anzi la vera e pro­pria distru­zione di un gio­iello della natura come le Alpi Apuane; lo sfrut­ta­mento spe­cu­la­tivo della geo­ter­mia sull’Amiata; l’incompiuta difesa e il neces­sa­rio recu­pero di un luogo deva­stato come la Piana di Firenze.
Nasce da que­sto par­zia­lis­simo elenco un discorso anche di carat­tere più gene­rale. Anche in que­sto caso assai recen­te­mente, per farmi meglio capire, ho por­tato a un’altra assem­blea della Rete il reso­conto ste­no­gra­fico della seduta di mar­tedì 25 feb­braio 2014 della Camera dei Depu­tati, con­te­nente la discus­sione sulle dichia­ra­zioni del governo da parte di ben undici gruppi par­la­men­tari, la replica del can­di­dato Pre­si­dente del Con­si­glio, Mat­teo Renzi, signi­fi­ca­ti­va­mente ex sin­daco di Firenze, le suc­ces­sive dichia­ra­zioni di voto dei rap­pre­sen­tanti dei gruppi: insomma, cin­quan­ta­quat­tro inter­venti per com­ples­sive 86 pagine. Ebbene, in que­sta mole pres­so­ché ster­mi­nata di pro­fes­sioni di fede e nella rispo­sta del can­di­dato Pre­si­dente del Con­si­glio, la parola «ambiente» non viene mai, mai!, nomi­nata. Il pro­blema, cioè, per i nostri rap­pre­sen­tanti, di ogni colore e natura, evi­den­te­mente non esi­ste. Gli effetti si vedono sul nostro ter­ri­to­rio, sul nostro pae­sag­gio, sulle nostre città. Con­sumo di suolo e sfrut­ta­mento eco­no­mico indi­scri­mi­nato e deva­stante dei nostri più pre­ziosi beni cul­tu­rali restano le parole d’ordine, cui le nostre classi diri­genti anco­rano le loro fortune.
Se le cose stanno così, allora non ci si può accon­ten­tare di ciò che bene o male siamo finora riu­sciti a fare, La Rete o, ancora meglio, una Rete di Reti, deb­bono diven­tare un modello di com­por­ta­mento sem­pre più gene­ra­liz­zato. Cioè: non dob­biamo limi­tarci a difen­dere sin­goli punti dell’ambiente. Dob­biamo fare poli­tica, poli­tica nel senso più pro­prio del ter­mine, — tutto ciò che riguarda la polis, vale a dire noi e i nostri figli, sia pure nel nostro ambito: ambiente, pae­sag­gio, ter­ri­to­rio, salute pub­blica. Per­ché ambiente, pae­sag­gio, ter­ri­to­rio, salute pub­blica, non sono più que­stioni par­ti­co­lari e par­ziali: sono la nostra vita e ancor più il nostro modo di viverla. Gli spazi sono immensi, le forze mode­ste. Ma come dimo­stra l’esempio del sot­toat­tra­ver­sa­mento fer­ro­via­rio di Firenze, ancora tutto aperto, non c’è bat­ta­glia che sia per­duta in partenza

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